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Un accordo globale di libero scambio fra Svizzera e UE costituirebbe un chiaro passo indietro rispetto agli accordi bilaterali. Questi ultimi forniscono un quadro giuridico su misura e tutelano gli interessi elvetici in modo molto più esauriente.

È la conclusione a cui giunge un rapporto pubblicato oggi dal Consiglio federale in risposta a un postulato della consigliera agli Stati Karin Keller-Sutter (PLR/SG).

I bilaterali hanno creato in vari settori condizioni analoghe a quelle di un mercato unico, con la sicurezza giuridica che ne consegue, indica una nota del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE). Abbandonarli comporterebbe insicurezza, poiché la negoziazione di un accordo globale di libero scambio dovrebbe avvenire nell'interesse di entrambe le parti.

Lo scenario analizzato - che include ad esempio la soppressione dei controlli doganali alle frontiere - si basa su agevolazioni all'accesso al mercato realizzabili senza il recepimento del diritto dell'UE. Alcuni ambiti risulterebbero esclusi dal trattato: ostacoli tecnici al commercio di prodotti industriali o nel settore agricolo, sicurezza doganale, libera circolazione delle persone, accesso reciproco agevolato al mercato in determinati settori dei servizi, come il traffico aereo e i trasporti terrestri.

Certo, ammette il DFAE, un accordo globale garantirebbe maggiore autonomia legislativa, ma per la Svizzera è indispensabile una certa armonizzazione giuridica con l'Europa per evitare discrepanze inutili in termini di regolamentazione che nuocerebbero alla sua economia, particolarmente dipendente dalle esportazioni.

L'elaborazione del rapporto ha coinvolto, oltre a parecchi servizi dell'Amministrazione federale, anche gli esperti esterni Astrid Epiney, dell'Università di Friburgo, e Reto Föllmi, dell'Università di San Gallo.

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SDA-ATS