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Dopo anni di controversie, Svizzera e Unione europea (Ue) hanno raggiunto un'intesa sulla fiscalità delle imprese. Berna e Bruxelles hanno parafato oggi nella città federale un dichiarazione comune che elenca principi e intenzioni reciproche.

Il contenzioso durava dal 2005, ha ricordato in conferenza stampa il Segretario di Stato elvetico Jacques de Watteville. "Sono contento che siamo riusciti a portare avanti questo dossier malgrado le molte peripezie e tensioni", ha aggiunto. "L'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) ha facilitato l'impresa, visto che anche in quel contesto si è sviluppato un processo simile, ha aggiunto, ribadendo la volontà elvetica di "rispettare gli standard internazionali".

Soddisfazione anche da parte europea. Heinz Zourek, direttore generale della Direzione Fiscalità e Unione doganale della Commissione europea, ha posto l'accento sul dialogo positivo intavolato con Berna. "Sono fiducioso, ha poi aggiunto, che ora si possa aprire un periodo costruttivo con la Confederazione".

Da più di un decennio Bruxelles criticava in particolare la tassazione a livello cantonale delle holding, delle società di amministrazione e delle società miste. Sul piano federale venivano invece prese di mira le multinazionali che hanno sede in Svizzera e le loro filiali all'estero.

Nella dichiarazione parafata oggi, il Consiglio federale ribadisce la sua intenzione di proporre, nel quadro della riforma III dell'imposizione delle imprese, l'abrogazione di determinati regimi fiscali, in particolare di quelli che prevedono il trattamento differenziato tra redditi nazionali ed esteri (cosiddetto ring fencing).

Per evitare che società straniere lascino la Svizzera, nella sua riforma il governo intende esaminare l'introduzione di nuovi strumenti, quali ad esempio i "licence box". Ampiamente diffusi in altri Stati Ue e OCSE e applicati in Svizzera solo dal canton Nidvaldo, essi consentono un'imposizione privilegiata, ossia più bassa, dei redditi generati dalla proprietà intellettuale (brevetti, marchi, fino ai procedimenti produttivi segreti).

Da parte sua Bruxelles conferma l'intenzione di abbandonare le previste contromisure non appena i regimi in questione saranno soppressi. Diversi Paesi membri dell'Ue - in particolare l'Italia - temono infatti che la Svizzera introduca nuovi regimi che in qualche modo abbiano una funzione compensativa. Hanno quindi ottenuto il diritto di adottare misure di ritorsione qualora la Svizzera introducesse un regime fiscale pregiudizievole.

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SDA-ATS