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Svizzera-UE, libera circolazione a Croazia, la ricerca "respira"

Passi in avanti tra Berna e Bruxelles, i cui rapporti erano "sbiaditi" dopo il voto del 9 febbraio 2015. La Svizzera ha infatti firmato oggi l'estensione alla Croazia dell'accordo sulla libera circolazione delle persone. Il mondo della ricerca "respira".

Il testo era stato bloccato dal Consiglio federale all'indomani della votazione del 9 febbraio 2014, quando il popolo aveva detto di "sì" all'iniziativa UDC "Contro l'immigrazione di massa" e l'Unione europea aveva scatenato misure di ritorsione, prima fra tutte la sospensione della partecipazione elvetica al programma europeo di ricerca "Orizzonte 2020" (progetti per la ricerca e l'innovazione) e a "Erasmus+" (scambio di studenti).

L'accordo è stato firmato da un rappresentante della presidenza olandese dell'UE e dal Segretario di Stato alla migrazione Mario Gattiker.

Il Consiglio federale ha sbloccato le cose, annunciando che avrebbe rispettato la libera circolazione anche senza accordo e versato alla Croazia (che è membro dell'UE dal 1° luglio 2013) i 45 milioni di aiuti previsti. La Svizzera ha così potuto venir parzialmente riassociata ai due programmi europei fino al 2016. La ratifica dell'accordo con Zagabria dovrebbe sfociare nella piena integrazione.

Sommaruga: passo importante

Il testo in questione è il Protocollo III, che viene sottoposto al Parlamento per approvazione. Il Nazionale ha già annunciato che tratterà il dossier croato nella sua prossima sessione speciale, a fine aprile.

La ratifica, ossia l'entrata in vigore giuridicamente vincolante, avverrà nel momento in cui si sarà trovata una soluzione compatibile con l'Accordo sulla libera circolazione delle persone. "La firma del Protocollo e il relativo dibattito parlamentare - ha detto la consigliera federale Simonetta Sommaruga nell'incontro con i media dopo la seduta governativa odierna - sono importanti per due motivi: da una parte creano le condizioni per un equo trattamento della Croazia rispetto agli altri Stati membri UE e dall'altra costituiscono un passo importante per l'adesione completa della Svizzera ad Orizzonte 2020".

In gioco vi sono miliardi di franchi destinati alla ricerca. Senza la ratifica entro febbraio 2017, la Svizzera avrebbe, con effetto retroattivo al 1. gennaio dello stesso anno, "soltanto lo statuto di uno Stato terzo in questo programma d'importanza fondamentale per l'economia e la ricerca del nostro Paese", ha detto ancora la Sommaruga, responsabile del Dipartimento federale di giustizia e polizia. I ricercatori svizzeri "potrebbero unirsi soltanto a progetti in corso, in qualità di uno Stato terzo (come è avvenuto nel periodo 1987-2003, ndr), senza finanziamenti da parte dell'UE, compromettendo il polo di ricerca svizzero".

Immediata la reazione dell'Unione democratica di centro, prima ancora che da Berna giungesse conferma della firma relativa alla Croazia. "L'estensione della libera circolazione delle persone alla Croazia è una violazione evidente della Costituzione", afferma l'UDC, che parla di "voltafaccia" del governo. In sostanza, il partito di Toni Brunner in parlamento farà una battaglia dura, ma non lancerà il referendum, ha annunciato lo stesso Brunner alla radio romanda. "La Croazia è una battaglia secondaria".

Di tutt'altro tono il Fondo nazionale svizzero (FNS), che si dice soddisfatto. "Si eviterà un'esclusione definitiva e disastrosa della Svizzera dagli accordi di ricerca con l'UE".

Firmando il protocollo sulla Croazia il Consiglio federale offre la possibilità di una partecipazione piena entro il 2016 al programma "Orizzonte 2020", scrive FNS. Una partecipazione che "non è soltanto capitale sul piano scientifico per la Svizzera: le ricadute finanziarie provenienti dal bilancio europeo per la ricerca ammontano a parecchie decine di milioni di franchi l'anno".

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