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Pale eoliche del Mont-Crosin nel Giura

KEYSTONE/JEAN-CHRISTOPHE BOTT

(sda-ats)

L'80% degli svizzeri vorrebbe utilizzare più energia di produzione indigena e il 76% considera la svolta energetica un fatto positivo. Lo rivela l'ultimo sondaggio Univox sull'ambiente pubblicato oggi dall'istituto di ricerche gfs-zürich.

Dal sondaggio emerge inoltre che la popolazione auspica più misure per la tutela del clima.

Il 61% dei 1'013 svizzerotedeschi e romandi interrogati telefonicamente tra il novembre e il dicembre 2016 è convinto che la svolta energetica potrà affermarsi e uno su due ritiene che essa possa apportare vantaggi all'economia, mentre solo il 10% vi intravvede svantaggi.

In materia di protezione del clima, il 75% vorrebbe misure in grado di rendere il paese più indipendente dal petrolio. Una percentuale analoga si è espressa a favore di provvedimenti per favorire la creazione di posti di lavoro.

Il problema ambientale più urgente, secondo gli intervistati, riguarda il nucleare, l'abbandono di questa fonte energetica e lo smaltimento dei rifiuti radioattivi (22%). Leggermente più distanti seguono problemi come la riduzione del traffico e del relativo impatto ambientale (14%) e l'inquinamento atmosferico (13%).

Il secondo tema del sondaggio è la biodiversità. Il 61% degli intervistati la valuta buona in Svizzera e secondo il 52% è (notevolmente) migliorata negli ultimi 10 anni. Tuttavia il 61% ritiene che dovrebbe essere fatto molto di più, da parte degli stessi cittadini (51%) e dalla politica (20%).

Le misure più importanti: la riduzione dell'inquinamento atmosferico (24%), seguita dall'eliminazione di sostanze chimiche e tossiche e da una maggiore attenzione alla natura e alla salvaguardia degli habitat e delle foreste, evitando il disboscamento.

SDA-ATS

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