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Per realizzare la svolta energetica è più conveniente tassare l'energia e il CO2 piuttosto che introdurre un sistema d'incentivi basato su sussidi e standard minimi (foto d'archivio)

KEYSTONE/GAETAN BALLY

(sda-ats)

Per realizzare la svolta energetica è più conveniente tassare l'energia e il CO2 piuttosto che introdurre un sistema d'incentivi basato su sussidi e standard minimi. Lo indica uno studio del Fondo nazionale svizzero (FNS) pubblicato oggi.

La Strategia energetica 2050, sulla quale si voterà il prossimo 21 maggio, prevede di ridurre entro il 2035 - rispetto al 2000 - il consumo globale di energia del 43%, quello della sola elettricità del 13%. Nel contempo si vogliono promuovere le fonti rinnovabili.

La politica, spiega il FNS, ha due opzioni per raggiungere questi obiettivi: tramite tasse (per un costo totale di 990 milioni, pari a 292 franchi per economia domestica), o con sussidi e nuove norme (5,25 miliardi, corrispondenti a 1548 franchi per nucleo famigliare).

Lo studio, realizzato dal professor Sebastian Rausch del Politecnico federale di Zurigo (ETH), sottolinea però che la popolazione avrà una percezione falsata della realtà: le tasse incidono direttamente sul prezzo dell'energia, mentre la ridistribuzione alla popolazione e alle imprese dei proventi è meno visibile. Gli incentivi generano invece incrementi delle tariffe minori ma questo sistema comporta costi nascosti che le famiglie e le imprese dovranno comunque pagare.

Qualsiasi sistema verrà scelto, ci saranno vincitori e perdenti. Con il sistema basato sulle tasse le famiglie più povere saranno meglio protette dai prezzi più elevati grazie alla ridistribuzione dei proventi. Le famiglie che vivono in campagna saranno d'altro canto svantaggiate rispetto a quelle che risiedono nelle zone urbane.

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SDA-ATS