Contenuto esterno

Il seguente contenuto proviene da partner esterni. Non possiamo dunque garantire che sia accessibile per tutti gli utenti.

Tre anni dopo l'abbandono della soglia minima di cambio per l'euro da parte della Banca nazionale svizzera (BNS) l'apprezzamento della valuta elvetica è ormai giunto alla fine, ritengono gli economisti dell'assicuratore Swiss Life.

Entro la fine dell'anno la moneta unica dovrebbe scambiarsi a 1,22 franchi.

L'attuale fase di indebolimento del franco potrebbe tuttavia essere messo a rischio dalle elezioni in Italia, dalla Brexit e dalla formazione del governo in Germania.

La revoca del tasso di cambio fisso ha lasciato tracce profonde soprattutto nei bilanci della BNS, nelle cifre sull'occupazione e nel commercio al dettaglio nelle regioni di confine, ha rilevato l'economista Marc Brütsch davanti ai media a Zurigo. Secondo questi negli ultimi sette anni nell'industria sono andati persi 26'000 impieghi.

A inizio 2015 la BNS temeva di dover spendere circa 100 miliardi di franchi per il solo mese di gennaio per continuare a difendere la soglia minima, ma la revoca le è venuta a costare tra i 50 e i 100 miliardi in più in termini di interventi sulle divise, stima Brütsch.

Dal punto di vista attuale ci si può chiedere se sia valsa la pena di abbandonare il tasso di cambio minimo, ha proseguito. Il responsabile degli investimenti presso Swiss Life, Daniel Rempfler, ha sottolineato la grande incertezza che regnava tre anni fa, in particolare per quanto riguardava il futuro dell'Unione europea. A posteriori - ha aggiunto - si può dire che la decisione presa allora è stata verosimilmente quella giusta.

Non si può tuttavia ignorare il bilancio record dell'istituto di emissione, che attualmente supera gli 800 miliardi di franchi. Esso non potrà essere ridotto tanto rapidamente e la BNS non genererà solo utili nei prossimi anni, ha sostenuto Rempfler il giorno dopo che l'istituto di emissione ha annunciato un utile record di 54 miliardi di franchi per il 2017.

Anche se il culmine delle politiche monetarie espansive è ormai stato raggiunto, la Banca centrale europea (BCE) dovrebbe prolungare quest'autunno il suo programma di acquisto di titoli. Essa "non può smettere improvvisamente perché paesi periferici dell'Eurozona come l'Italia non possono ancora permettersi i tassi d'interesse di mercato", spiega Rempfler.

Se la BCE dovesse rinunciare a mantenere artificialmente bassi i tassi, l'indebitamento dell'Italia, ad esempio, schizzerebbe ai livelli della Grecia. L'Eurotower è consapevole del suo importante ruolo sui mercati dei titoli di Stato". Intanto, finché la BCE non agisce la BNS ha le mani legate. Gli esperti ritengono che l'istituto di Francoforte non modificherà la sua politica monetaria prima del primo semestre 2019.

Neuer Inhalt

Horizontal Line


swissinfo IT

Unitevi alla nostra pagina Facebook in italiano

subscription form

Abbonatevi alla nostra newsletter gratuita per ricevere i nostri articoli.









SDA-ATS