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Ai macchinisti italiani di treni merci di Crossrail - recentemente trasferiti a Briga (VS) da Domodossola (I) - vanno pagati stipendi "usuali per il settore" in Svizzera.

Lo ha deciso il Tribunale amministrativo federale (TAF) chiamato ad esprimersi in seguito a una denuncia del Sindacato del personale dei trasporti (SEV) che accusava l'impresa ferroviaria di dumping salariale.

Il TAF ha quindi rinviato l'incarto all'Ufficio federale dei trasporti (UFT) che dovrà stabilire a quanto ammonta il salario usuale svizzero. Presso FFS e BLS gli stipendi di un macchinista sono compresi tra 5400 e 5700 franchi. Quelli di Crossrail ammonterebbero a 3600 franchi secondo il SEV, a oltre 4000 secondo l'azienda.

In una precedente decisione, contro la quale il SEV si era appunto rivolto al TAF, l'UFT aveva ritenuto conformi gli stipendi pagati da Crossrail. Secondo l'Ufficio federale le imprese attive nel settore del traffico merci ferroviario internazionale devono rispettare le condizioni di lavoro "usuali nel settore" e non quelle "usuali nel Paese".

L'UFT, che citava la "riforma delle ferrovie 1", sosteneva che il Parlamento "si era espresso a favore della tutela contro il dumping salariale ma contemporaneamente aveva stabilito che tale tutela non potesse basarsi sulla situazione data nella sola Svizzera". Il TAF ha ora sconfessato questo assioma ma non si è espresso nel merito della vicenda.

I giudici, insomma, non si sono espressi sulla presunta natura illecita dei salari di Crossrail, non hanno infatti stabilito se questi rispettano o meno le condizioni di lavoro "usuali nel settore" in Svizzera. Il TAF si è infatti limitato a rispedire il dossier al grado inferiore - l'Ufficio federale dei trasporti - incaricandolo di stabilire quale sia il salario usuale svizzero per un macchinista di treni merci. Una volta stabilito questo valore, l'UFT potrà verificare se la busta paga versata ai macchinisti di Crossrail sia effettivamente dumping salariale come denunciato dal SEV.

In una nota, il presidente del SEV Giorgio Tuti esprime soddisfazione per la decisione del TAF: "da quando si discute di liberalizzazione del traffico ferroviario, il nostro principio è sempre stato 'su rotaie svizzere, salari svizzeri'". "Si tratta di una sentenza - aggiunge - che consolida il diritto della Svizzera di perseguire una propria politica salariale. Ciò non va a beneficio solo del personale delle ferrovie, ma anche di numerose lavoratrici e lavoratori del nostro paese".

(Sentenza A-3434/2015 del 15.12.2015)

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SDA-ATS