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TAF: GE, divieto di entrata in Svizzera per ex dipendente moschea

La moschea di Petit-Saconnex (GE) dove lavorava l'uomo. KEYSTONE/EQ IMAGES/PASCAL MULLER sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 20 dicembre 2019 - 15:57
(Keystone-ATS)

Un ex agente di sicurezza della moschea di Petit-Saconnex (GE) non potrà entrare in Svizzera per dieci anni. A causa dei legami con i salafiti, il Tribunale amministrativo federale (TAF) ha confermato la misura pronunciata dall'Ufficio federale di polizia (fedpol).

L'uomo, un franco-tunisino, si è visto vietare l'ingresso nella Confederazione per dieci anni nel giugno del 2017. Domiciliato nella zona di frontiera, aveva lavorato in Svizzera dal 2006 al 2013, da ultimo per la sicurezza della moschea situata nel quartiere di Ginevra.

L'interessato giustificava con la ricerca di un impiego i suoi vari passaggi in Svizzera. Per la fedpol però, egli rappresentava una minaccia dati i suoi contatti regolari con individui radicalizzati.

In una sentenza pubblicata oggi il TAF, al quale l'uomo aveva inoltrato ricorso, constata che fonti confidenziali affidabili hanno permesso di stabilire i frequenti rapporti fra il protagonista della vicenda e numerose persone radicalizzate, fautrici della violenza. Una di queste si è addirittura recata alla frontiera turco-irachena per combattere insieme all'Isis.

Inoltre, i giudici sangallesi hanno considerato "particolarmente inquietanti" le relazioni fra il franco-tunisino e membri del gruppo Ansar al-Shari'a, considerato terroristico dalle autorità tunisine. I suoi militanti sono sospettati tra le altre cose di essere implicati in patria in assassinii politici, nell'attacco del 2012 all'ambasciata statunitense e nell'attentato di Susa del 2015, quando furono freddati 38 turisti europei durante l'assalto a un resort di lusso.

Per il TAF neppure il lavoro del ricorrente come agente di sicurezza a Petit-Saconnex è da sottovalutare, tenendo conto che molti individui radicalizzati hanno frequentato il luogo di culto. Nella sentenza, che non è definitiva in quanto può essere ancora coinvolto il Tribunale federale (TF), viene ricordato pure il passato criminale del diretto interessato e la sua mancata collaborazione durante l'iter del ricorso.

Il TAF tuttavia puntualizza di aver appurato dei vizi procedurali, corretti dopo il ricorso. Ad esempio, fedpol ha violato sotto vari aspetti il diritto di audizione dell'uomo. Inoltre, nonostante il suo indirizzo fosse conosciuto, la decisione di bandirlo dalla Svizzera non gli è stata comunicata immediatamente, ma si è aspettato una nuova entrata in territorio elvetico. Un modo di agire che il tribunale rimprovera all'ufficio federale.

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