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BERNA - Tradito dalla sua stessa contabilità, che indicava vendite di carne ben superiori alle quantità acquistate, un macellaio dovrà pagare quasi 400'000 franchi alle dogane: in una sentenza odierna il Tribunale amministrativo federale (TAF) ha respinto un ricorso dell'interessato.
Nel dicembre 2003 l'uomo era stato fermato da una pattuglia mobile delle guardie di confine vicino alla frontiera francese: nella sua vettura erano stati trovati 320 chilogrammi di carne fresca e non dichiarata. Nel successivo interrogatorio il commerciante aveva ammesso di aver importato illegalmente 1,3 tonnellate di carne.
Gli ispettori doganali avevano però passato al setaccio i suoi libri contabili, scoprendo che fra il 2001 e il 2003 le vendite di carne erano state superiori di 16,5 tonnellate agli acquisti. Per gli inquirenti non vi erano dubbi: questa differenza era spiegabile solo con il contrabbando, ciò che ha fatto scattare l'obbligo di pagamento di IVA e relativa multa, per un totale di 400'000 franchi.
L'interessato ha però impugnato questa decisione, contestando le quantità illegali attribuitegli. A suo avviso è inverosimile che qualcuno possa contrabbandare 16,5 tonnellate di carne senza essere mai colto con le mani nel sacco, considerato che per il trasporto in auto sarebbero necessari almeno 72 viaggi.
Questa argomentazione non ha però convinto il TAF: secondo i giudici federali non è per nulla da escludere che una vettura non venga mai controllata, se sceglie valichi molto frequentati. Inoltre non è escluso che il macellaio sia ricorso all'aiuto di un complice, che ha potuto passare la dogana con un veicolo molto più grande del suo. Contro la sentenza può essere ancora presentato ricorso al Tribunale federale.

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SDA-ATS