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Lo Stato maggiore dell'esercito deve rivedere il licenziamento di un alto funzionario del Dipartimento della difesa, avvenuto il 21 ottobre del 2015. Il Tribunale amministrativo federale (TAF) ha accolto un ricorso dell'uomo in questo senso.

I giudici di San Gallo nella loro sentenza di maggio sono arrivati alla conclusione che il licenziamento, nonché l'inchiesta su cui si basava quest'ultimo, presentavano "gravi lacune". Il decreto dello Stato maggiore è stato quindi annullato e ora le autorità devono nuovamente chiarire la vicenda.

Sul caso ha informato oggi la "Berner Zeitung". L'ats dispone di una copia della sentenza del TAF.

Il Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS) al momento non si è sbilanciato: "Dal momento che si tratta di un processo ancora in corso, non possiamo esprimerci a riguardo", ha precisato all'ats la portavoce Karin Suini. Quest'ultima non ha nemmeno voluto rivelare se lo Stato maggiore abbia fatto ricorso contro la decisione presso il Tribunale federale.

Secondo il TAF, il responsabile di un'unità amministrativa dello Stato maggiore era stato congedato il 21 ottobre del 2015, ossia quasi due anni fa. L'uomo ha però continuato a ricevere lo stipendio.

La causa del licenziamento era il suo modo di dirigere, di cui alcuni dipendenti si erano lamentati. Secondo loro il dirigente era "dispotico, autoritario, prepotente e distaccato". È stato anche accusato di essersi espresso "in modo diffamatorio" su alti quadri dell'esercito.

Le autorità avevano condotto un'inchiesta interna. Dopo otto mesi, i responsabili del DDPS erano arrivati alla conclusione che il dirigente doveva essere licenziato.

L'uomo in questione si considera però come "una vittima di mobbing da parte di alcuni colleghi". Il TAF ha rimandato il dossier alle autorità dell'esercito.

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SDA-ATS