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Sanguinosi scontri a fuoco hanno scosso ieri e oggi Dushanbe, capitale del Tagikistan, e la vicina Vahdat. I morti - stando alle autorità - sarebbero almeno 23: tredici presunti estremisti e dieci membri delle forze dell'ordine.

Il governo del controverso presidente Emomali Rakhmon - al potere da più di vent'anni - sostiene che a far scorrere il sangue per le vie di Dushanbe sia stato un "gruppo criminale" guidato dal generale Abuhalim Nazarzoda: vice ministro della Difesa fino a ieri, quando è stato accusato delle violenze e sollevato dall'incarico.

Ma le autorità tagike puntano il dito anche contro il partito della Rinascita islamica, recentemente bandito, dichiarando che i militanti che hanno lanciato gli attacchi siano anche legati a questo movimento politico confessionale: tutte accuse che il partito d'opposizione nega però fermamente, così come nega, bollandole come una manovra per screditarlo, le dichiarazioni del ministero dell'Interno secondo cui il generale Nazarzoda era un membro del partito.

A esprimere prontamente il suo pieno sostegno a Rakhmon è stato Vladimir Putin, presidente di una Russia che in Tagikistan ha una base con 6.000 militari.

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SDA-ATS