I tassi d'interesse negativi non solo sfavoriscono le banche a livello competitivo, ma provocano anche danni strutturali all'economia elvetica.

È l'allarme lanciato oggi dall'Associazione svizzera dei banchieri (ASB), che considera sempre più urgenti delle contromisure.

Le banche elvetiche pagano alla Banca nazionale svizzera (BNS) oltre 2 miliardi di franchi all'anno sui tassi d'interesse negativi, ossia per i loro depositi presso l'istituto d'emissione. Ciò corrisponde a circa il 5% del loro reddito lordo da interessi, ricorda l'ASB.

All'estero, nell'Eurozona e negli Stati Uniti, le banche sono invece remunerate per i loro depositi presso la rispettiva banca centrale. Oltreoceano, hanno ottenuto quest'anno circa 30 miliardi. Un ulteriore abbassamento dei tassi non farebbe che "rafforzare i problemi" ai quali sono confrontati gli istituti elvetici, secondo l'ASB.

Porterebbe a bolle finanziarie e danneggerebbe a lungo termine la competitività dell'economia svizzera. I tassi d'interesse bassi manterrebbero inoltre artificialmente in vita imprese non redditizie, sempre secondo l'ASB, che paventa rischi per la previdenza vecchiaia.

Più a lungo dura il regime dei tassi d'interesse negativi e maggiori sono i danni strutturali per la Svizzera, conclude l'ASB, aggiungendo che diventa sempre più urgente la questione di un intervento per contrastare il calo.

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