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Terremoti: soluzioni per quelli indotti dall'uomo

Ricercatori del Politecnico di Losanna e dell'Ufficio federale dell'energia propongono soluzioni per gli eventi sismici provocati dall'uomo, in particolare nel settore della geotermia. Immagine d'archivio. KEYSTONE/TI-PRESS/PABLO GIANINAZZI sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 06 gennaio 2020 - 17:35
(Keystone-ATS)

Non tutti i terremoti sono di origine naturale. Certi possono essere indotti dall'uomo, ad esempio in caso di progetti legati alla geotermia profonda.

Ricercatori del Politecnico federale di Losanna (EPFL) e dell'Ufficio federale dell'energia (UFE) propongono ora soluzioni. Le due istituzioni hanno unito gli sforzi per affinare una strategia e i lavori sono oggetto di una pubblicazione sulla rivista specializzata Geophysical Journal International, annuncia oggi l'EPFL.

Dal sisma di Basilea del 2006 e quello di San Gallo del 2013, la geotermia profonda suscita un vivo dibattito in Svizzera. Sostenibile e rinnovabile, si tratta di una fonte che risponde alle ambizioni della Strategia energetica 2050 della Confederazione, sottolinea il Politecnico.

Le modalità più problematiche sono legate ai cosiddetti Sistemi geotermici stimolati (SGS). Il principio è quello di creare artificialmente una riserva geotermica nelle rocce ad almeno tre chilometri di profondità. Per fare ciò si effettuano iniezioni idrauliche sotto pressione, chiamate "stimolazioni". Queste possono però essere accompagnate da una micro attività sismica.

I ricercatori hanno sottolineato l'importanza dei movimenti tettonici in questi processi. Più la differenza fra sollecitazioni minime e massime della faglia è bassa, più quest'ultima è stabile, con quindi un rischio minore di sisma.

Gli scienziati propongono quindi una sorta di "allenamento" del bacino geotermico prima delle stimolazioni vere e proprie. Questo potrebbe avvenire ad esempio iniettando un liquido freddo nel sottosuolo per almeno un anno, in modo da diminuire la pressione e il rischio di terremoti. In altri casi potrebbero invece essere iniezioni ad alta pressione a risolvere i problemi.

Ogni caso andrebbe valutato singolarmente. Lo studio mette a disposizione modelli che daranno alle imprese responsabili gli strumenti per minimizzare i rischi.

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