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Terrorismo: paesi Sahel rafforzano la loro alleanza

Questo contenuto è stato pubblicato il 08 settembre 2011 - 18:55
(Keystone-ATS)

I Paesi del Sahel (Algeria, Mali, Mauritania e Niger) proseguiranno sulla strada della collaborazione avviata da mesi per contrastare con efficacia e, quindi, debellare il terrorismo nella regione, pur se sono convinti che l'opzione militare, oggi necessaria e che pure sta consentendo risultati positivi, può non essere l'unica.

Si è quindi chiusa ad Algeri, con un risultato condiviso, la conferenza internazionale sul terrorismo nel Sahel alla quale hanno partecipato anche delegazioni straniere, tra le quali quella americana, guidata da Shari Villarosa, vice coordinatrice per la regione dell'anti-terrorismo, che ha avuto incontri con esponenti del governo algerino.

Se l'approccio di contrasto al terrorismo è condiviso (rafforzamento delle strutture di intelligence con la condivisione di dati e forze), qualche distinguo resta ancora evidente, come quello relativo ad una strategia sul campo che preveda la possibilità per le strutture militari dei quattro Paesi di agire insieme, senza il vincolo dei confini. Su questo l'Algeria ha voluto sottolineare il suo punto di vista, che, se convinto della necessità di una continua trasfusione di conoscenze (è l'unico Paese del Sahel ad avere organizzato una banca dati su terroristi o presunti tali), non prevede lo spostamento dei suoi militari oltre confine e, men che meno, l'arrivo di soldati che non siano i suoi.

A spiegare questo atteggiamento ci ha pensato il ministro algerino degli Affari maghrebini ed africani, Abdelkader Messahel, che - avendo accanto i ministri degli Esteri del Mali, Sounailoum e dek Niger, Mohamed Bazoum - ha ricordato come talvolta l'intervento armato, quando non dà risultati immediati, alimenta il terrorismo, soprattutto quello di matrice islamica radicale, il jihadismo. Per questo l'Algeria - che peraltro ha i suoi problemi, con un sempre più aggressivo terrorismo islamico, che di recente ha mostrato la sua devastante efficacia con la strage dell'accademia militare di Cherchell - preferisce mantenere fede ai suoi accordi con Mali, Niger e Mauritania (ai quali fornisce informazioni, materiale e addestramento), ma nel rispetto delle frontiere. Quella di Algeri è stata la prima riunione regionale che avrà un primo "check" entro sei mesi, per verificare se quel "partenariato rafforzato e condiviso" possa consentire, come ha auspicato lo stesso Massahel, a sradicare il fenomeno.

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