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Punto focale dello scenario è una presa di ostaggi all'Onu di Ginevra.

KEYSTONE/SALVATORE DI NOLFI

(sda-ats)

Una grande esercitazione nazionale anti-terrorismo svoltasi cinque settimane or sono avrebbe messo in luce varie debolezze nel dispositivo di difesa elvetico: lo sostengono Tages-Anzeiger e Der Bund, che riferiscono oggi della vicenda sulla base di fonti anonime.

Lo scenario prevedeva un attacco coordinato a diversi obiettivi nella Confederazione: una presa di ostaggi alle Nazioni Unite di Ginevra, un attentato suicida contro i pendolari in una stazione della stessa città sul Lemano e un attacco alla centrale nucleare di Mühleberg (BE).

Niente finti terroristi, vittime e poliziotti però: ad essere testate sono state le razioni del Consiglio federale, del canton Ginevra, dei dipartimenti e degli organi di crisi. Tutti questi dovevano agire come se si trattasse di qualcosa di vero.

Stando al vicecancelliere André Simonazzi l'esercizio è stato "un grande successo" che ha raggiunto gli obiettivi prefissi: "sono emerse lacune e sono venuti alla luce anche aspetti positivi", ha spiegato a due giornali.

Secondo fonti anonime contattate dalle due testate vi sono comunque state troppe panne. L'esercitazione, cominciata alle 7 del mattino di giovedì 16 novembre e durata 30 ore senza interruzione, ha fatto affiorare problemi di competenze e di coordinamento.

Il Consiglio federale è apparso latitante, in parte anche perché in realtà impegnato nel lavoro corrente. Sta di fatto che la prima comunicazione da parte di un membro del governo è giunta solo nel pomeriggio, diverse ore dopo l'inizio della grave crisi, caratterizzata da 23 morti per l'attentato suicida e da sirene d'allarme per il timore di fughe radioattive a Mühleberg. In una conferenza stampa davanti a finti giornalisti (in realtà soldati) la presidente della Confederazione Doris Leuthard, informata in modo sbagliato dai suoi collaboratori, ha inoltre fornito una cifra errata riguardo alle vittime, troppo elevata: un'informazione scorretta che sarebbe stata diffusa a livello planetario.

Sempre stando alla ricostruzione dei due giornali riguardo alla presa di ostaggi all'Onu a Berna ci si è chiesto se i corpi speciali della polizia ginevrina potessero prendere d'assalto i locali dove erano i terroristi: questo perché i contratti garantiscono alle Nazioni Unite l'extraterritorialità, teoricamente anche se in gioco vi sono questioni di vita o di morte. Alla fine il segretario generale del Dipartimento di giustizia, Matthias Ramsauer, ha deciso che alla polizia non doveva essere negata un'eventuale favorevole opportunità di intervenire.

Ma l'attacco delle teste di cuoio non ha fatto in tempo ad essere realizzato: venerdì alle 13, al momento della fine dell'esercizio, gli ostaggi erano quindi ancora nelle mani dei terroristi. Secondo Tages-Anzeiger e Bund nella critica effettuata in seguito è stato affermato che il lungo ed esitante approccio delle autorità ha aumentato i pericoli per le persone sequestrate. Nel mirino sono finiti anche i 20 organi di crisi, considerati troppi. Ora si tratterà di imparare da quanto avvenuto: il tema sarà affrontato in aprile dal Consiglio federale.

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SDA-ATS