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Imminente il dibattito tra Donald Trump e Hillary Clinton

KEYSTONE/AP/DAVID GOLDMAN

(sda-ats)

Battaglia nella notte tra Donald Trump e Hillary Clinton. Un duello senza esclusione di colpi o cortesie di troppo. Uno scontro che i due candidati hanno voluto, rifiutandosi persino di trovare un accordo minimo sulle regole di condotta, come vuole la tradizione.

Una sfida in cui anche un solo particolare può imprimere la svolta ad una campagna elettorale ad altissima tensione.

Del resto Trump e Clinton arrivano al primo faccia a faccia televisivo alla pari, con i sondaggi che ad appena 43 giorni dall'Election Day certificano un sostanziale testa a testa, dopo che la candidata democratica ha dilapidato il grande vantaggio di cui godeva a fine luglio.

Un equilibrio che anche un piccolo dettaglio può alterare, a favore dell'uno o dell'altra. E l'America, spesso distratta e disinteressata, stavolta si ferma davvero, per un dibattito che tutti i commentatori definiscono "il più atteso della storia" delle presidenziali Usa.

Perché in gioco ci sono due visioni diverse del futuro, in un momento in cui non solo gli Stati Uniti ma tutto il mondo sembra essere ad un bivio. E c'è anche un numero di elettori indecisi probabilmente superiore alle altre volte: un aspetto in parte legato all'impopolarità dei due candidati che rende per molti più difficile la scelta.

Oltre 100 milioni i telespettatori, un pubblico da Super Bowl. Un boom di ascolti che spazza via il precedente record del duello tv tra Ronald Reagan e Jimmy Carter, nel 1980. Nella sala della Hofstra University di Hempstead, nello stato di New York, un tifo quasi da stadio. I candidati si confrontano per lunghi, interminabili 90 minuti su sicurezza, terrorismo, immigrazione, ripresa economica, tensioni razziali. Sempre attenti a non compiere quel passo falso che potrebbe risultare fatale.

Si sono preparati per settimane all'evento. Hillary Clinton per ore si è allenata salendo su un podio davanti a un finto avversario. Ha studiato ogni minuscolo aspetto della personalità di Trump, per prepararsi a tutte le evenienze: quella di un tycoon aggressivo e politicamente scorretto (vedi lo spettro degli scandali passati di Bill Clinton); oppure quella di un tycoon che sceglie la strategia del candidato che sa essere misurato, che sa quando fermarsi. In una parola, 'presidenziale'.

Difficile dire chi ha più da perdere. Con i principali media, dal Washington Post all'agenzia Bloomberg, che alla vigilia danno all'ex first lady le maggiori chance di vittoria. Almeno in questo primo confronto, a cui seguiranno il dibattito del 9 ottobre alla Washington University di St.Louis, in Missouri, e quello del 19 ottobre alla University of Nevada, a Las Vegas. Passando per il duello tra i due vice - Mike Pence e Tim Kane - del 4 ottobre.

Intanto il New York Times, dopo aver ribadito con forza il suo appoggio all'ex segretario di Stato, si scaglia con un nuovo editoriale contro Trump, definendolo "uno spaccone" che porta avanti una "campagna di insulti" e di "nazionalismo xenofobo". Un candidato - si sottolinea - che racconta "falsità".

E mai come questa volta i principali media e social media si sono mobilitati per smascherare in diretta tv le 'bugie' dei due candidati. E in America, si sa, non dire la verità all'opinione pubblica, anche su una piccola cosa, può risultare fatale.

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SDA-ATS