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Prime reazioni contrastate in Svizzera al progetto presentato oggi dal Consiglio federale per attuare i dettami costituzionali scaturiti dall'iniziativa popolare "contro l'immigrazione di massa". Forte scetticismo viene espresso dalle file dell'UDC, il partito promotore dell'iniziativa, ma anche dei Verdi, del PS e del PPD. PLR e USAM sono invece con il governo. Fra le organizzazioni imprenditoriali, Economiesuisse e Swissmem non nascondono la delusione.

"Il Consiglio federale propone un'attuazione timida e tardiva dell'iniziativa del 9 febbraio", commenta il consigliere nazionale UDC Hans Fehr, denunciando il fatto che il governo non voglia "applicare le misure più efficaci contro l'immigrazione", ossia rendere più difficile l'accesso alle prestazioni sociali e limitare il raggruppamento famigliare. Fehr avverte: se la volontà del popolo non è applicata in modo più deciso, l'UDC lancerà al più tardi all'inizio del 2016 una nuova iniziativa per mettere fine alla libera circolazione delle persone.

Il PLR sostiene invece la linea del governo: è giusto applicare correttamente il testo costituzionale, ma nel contempo è di centrale importanza mantenere gli accordi bilaterali, a loro volta confermati a più riprese dal voto popolare. Anche l'Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM) chiede che si faccia tutto il possibile per garantire la via bilaterale, con un'applicazione flessibile dei contingenti.

Secondo il PPD, mancano cifre concrete sui bisogni di manodopera per settore, come pure elementi per incentivare le imprese ad assumere personale svizzero. A suo avviso il Consiglio federale, che "manca di coraggio", avrebbe dovuto identificare da tempo i bisogni di ogni settore per poter proporre provvedimenti mirati. Anche il PBD non capisce perché il governo si mostri tanto lento ed esitante.

Maggiore scetticismo ancora tra i Verdi: "La proposta del Consiglio federale è una scatola nera. Oggi non ne sappiamo più di un anno fa", commenta la copresidente Regula Ritz. Il governo si intestardisce in una via senza uscita, twitta l'altra copresidente Adèle Thorens. Entrambe chiedono un modello chiaro e compatibile con l'Ue e riforme interne in Svizzera contro la pressione sui salari.

Per il Partito socialista, solo una soluzione che non deteriori i rapporti con l'Europa può essere considerata. Il governo "avrebbe dovuto avviare le necessarie riforme interne molto prima", lamenta il presidente del PS Christian Levrat, che dice sì ai negoziati, ma vuole che queste riforme siano ora attuate al più presto.

La Federazione delle imprese svizzere Economiesuisse critica il Consiglio federale, che a suo avviso segue una strategia di applicazione "rigida e non conforme ai bisogni del mercato dell'impiego", inoltrandosi in una "via senza uscita" nei rapporti con l'Unione europea. Swissmem, organizzazione imprenditoriale dell'industria meccanica, elettrotecnica e metallurgica (MEM), ritiene che le proposte del governo non rispettino a sufficienza il mandato costituzionale di tener conto degli interessi dell'economia.

Sempre sul fronte padronale, la Società Svizzera degli Impresari-Costruttori (SSIC) ritiene che sia inaccettabile il contingentamento dei permessi di dimora temporanea fino a un anno. Infine Hotelleriesuisse si oppone a un contingentamento delle autorizzazioni di breve durata a partire da un soggiorno di quattro mesi, giudicando che i contingenti non si impongano che a partire da una permanenza di dodici mesi.

Dal canto suo l'Unione svizzera dei contadini auspica che le trafile rimangano semplici per la manodopera poco qualificata che soggiorna meno di un anno in Svizzera e che i settori con salari bassi non siano svantaggiati nella ripartizione dei contingenti.

Per il sindacato Travail.Suisse, è cruciale che la via bilaterale con l'Ue sia mantenuta e che l'attuazione dell'iniziativa non si faccia sulle spalle dei salariati. L'Unione sindacale svizzera vuole che si rafforzino le misure di accompagnamento, perché - afferma - il sistema dei contingenti incoraggerà il lavoro nero e il dumping salariale.

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SDA-ATS