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Secondo il Tribunale federale il bancarottiere Rolf Erb deve scontare la propria condanna.

KEYSTONE/CHRISTIAN BRUN

(sda-ats)

Il bancarottiere Rolf Erb, rovinato e condannato a sette anni di carcere dopo il dissesto del suo impero famigliare, non può invocare il rischio del suicidio per sfuggire all'esecuzione della pena. Il Tribunale federale ha respinto un suo ricorso.

Erb è stato riconosciuto colpevole di truffa per mestiere, ripetuta falsità in documenti e ripetuta diminuzione dell'attivo in danno dei creditori. Aveva chiesto una nuova perizia che valutasse il rischio di suicidio qualora debba scontare la pena dietro le sbarre.

I giudici di Mon Repos hanno bocciato la richiesta affermando che esiste già una perizia dall'esito chiaro e senza lacune, ed è quindi superfluo farne fare una seconda. Inoltre - lascia intendere l'alta corte - non è opportuno che il rischio del suicidio diventi un mezzo di difesa usuale dei condannati e dei loro legali.

Il gruppo Erb era fallito nel 2003, a pochi mesi dalla morte del suo fondatore, l'importatore di automobili Hugo Erb, padre di Rolf. Il buco fu immenso, secondo in Svizzera solo a quello di Swissair. Stando alle cifre rese note all'ultimo processo, le richieste dei creditori, compresi anche i debiti fra le varie società del gruppo, ammontano a 6,5 miliardi di franchi.

Rolf Erb è stato in sostanza ritenuto colpevole di avere nascosto l'eccessivo indebitamento del gruppo fra il 1998 e il 2003, ingannando le banche con bilanci manipolati.

Nonostante fosse fallito e condannato, risiede da anni in una sontuosa residenza - il castello di Eugensberg, 45 stanze e decine di ettari di terreno circostante - ma forse presto dovrà abbandonarla. Il bancarottiere e la sua famiglia dovranno lasciare il castello entro il primo maggio, ha deciso il Tribunale federale a metà gennaio.

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SDA-ATS