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Il Tribunale federale ha respinto il ricorso della vedova di un sindacalista colombiano, Luciano Romero, rapito e ucciso da un gruppo paramilitare nel 2005 nel suo paese. La vedova si era in precedenza rivolta con una denuncia penale alla giustizia elvetica, accusando la multinazionale dell'alimentazione elvetica Nestlé e cinque suoi "top manager" di essere corresponsabili, per negligenza, della morte del marito, dipendente della filiale colombiana Cicolac. La giustizia del canton Vaud, dove Nestlé ha la sua sede, aveva però rifiutato di entrare nel merito, sostenendo che l'eventuale reato era ormai caduto in prescrizione.

La sentenza dei supremi giudici di Losanna, pubblicata ieri, conferma quella resa nel settembre 2013 dal Tribunale cantonale vodese, il quale a sua volta faceva suo il giudizio del procuratore occupatosi del caso. In maggio questi aveva deciso di non entrare nel merito della denuncia per omicidio colposo, presentata nel marzo 2012, essendo trascorsi oltre sette anni - il termine di prescrizione per questo reato - dall'uccisione del sindacalista.

In una nota odierna a commento della sentenza, il Centro europeo per i diritti costituzionali e umani (ECCHR), che ha sede in Germania e sostiene l'istanza della vedova, afferma che sta valutando con gli avvocati svizzeri incaricati del caso la possibilità di un ulteriore ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo.

Luciano Romero Molina - si legge nell'edizione tedesca di Wikipedia - aveva a lungo lavorato per Cicolac, una filiale di Nestlé in Colombia, prima di essere pubblicamente accusato dal suo datore di lavoro, nel 1999, di aver collaborato con la guerriglia. Nel 2002 era seguito il licenziamento. Minacciato di morte, il 46enne padre di tre figli era stato poi rapito, torturato e infine assassinato a coltellate il 10 settembre 2005 a Valledupar, nel nordest della Colombia, dove era dirigente del sindacato Sinaltrainal. I suoi assassini, dei paramilitari, sono stati nel frattempo condannati. Ma un ex comandante del gruppo armato avrebbe testimoniato che questo era finanziato da diverse imprese, tra cui la Cicolac.

Secondo l'ECCHR e il Sinaltrainal (Sindicato Nacional de Trabajadores del Sistema Agroalimentario) i manager di Nestlé non hanno agito per evitare il delitto. L'azienda ha sempre respinto categoricamente ogni addebito, ricordando peraltro che il sindacalista non lavorava più per la Cicolac da ormai tre anni al momento dell'uccisione.

Un ricorso a Strasburgo è considerato perché - afferma l'avvocato colombiano della vedova - "deve pur esistere la possibilità di constatare la responsabilità penale di una impresa transnazionale come Nestlé".

(Sentenza 6B_7/2014 del 21 luglio 2014)

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SDA-ATS