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La campagna mediatica di Tamedia e Espace Media contro Carl Hirschmann ha oltrepassato i limiti dell'ammissibile e leso la sua personalità.

Così ritiene il Tribunale federale (TF), che ha dato ragione al multimilionario erede zurighese frequentatore del jet set, in guerra contro i due editori dal 2011.

I supremi giudici di Losanna accettano in parte il ricorso di Hirschmann, sconfessando ancora una volta il Tribunale del commercio del canton Zurigo, che si è occupato già a due riprese della vicenda.

Nel febbraio 2016 la corte cantonale aveva negato l'esistenza di una campagna mediatica lesiva dei diritti personali di Hirschmann, 36enne (è nato il 5 settembre 1980) nipote dell'omonimo fondatore della Jet Aviation, venduta nel 2005, e la cui famiglia è considerata fra le più ricche della Svizzera, con un patrimonio stimato da "Bilanz" a 1,25 miliardi di franchi.

A partire dal 4 novembre 2011 almeno - sottolinea invece il TF nella sentenza pubblicata oggi - Tamedia e la sua subordinata Espace Media hanno violato i diritti personali di Hirschmann partecipando a una campagna mediatica in rapporto con il suo arresto per atti sessuali illeciti nel novembre 2009. Gli articoli di stampa, rileva, lo hanno privato del suo diritto di decidere quali informazioni di natura personale possono essere diffuse.

Talune informazioni sono state rivelate al pubblico in un modo che il TF definisce una "ingerenza estrema" e hanno "ridicolizzato" Hirschmann presso i lettori senza che fosse giustificato un interesse pubblico preponderante.

Se, "in una certa misura, la necessità di divertire il pubblico può certo essere considerata come rientrante nel pubblico interesse," si deve tuttavia sottolineare che "il divertimento non riveste la stessa importanza dell'informazione", rilevano i giudici di Mon Repos, notando anche che negli articoli di stampa si parlava di diversi episodi della vita di Hirschmann "di un'importanza secondaria".

In conclusione, il TF rimanda una volta ancora il dossier al Tribunale del commercio di Zurigo, che dovrà riesaminare diverse questioni, definendo in particolare quando la campagna mediatica è effettivamente cominciata, eventualmente già nel settembre 2011. Il tribunale zurighese dovrà pure statuire sulle rivendicazioni di risarcimento e riparazione morale avanzate da Hirschmann.

Nella sua denuncia, questi aveva fatto valere che la sua personalità era stata violata in modo illecito in almeno 140 articoli di stampa. Nel giugno 2014, il Tribunale del commercio zurighese ne aveva considerati lesivi soltanto tre. Hirschmann aveva presentato ricorso al TF, che gli aveva dato in parte ragione nel maggio 2015 e aveva rispedito il caso alla corte cantonale.

Hirschmann non è invece riuscito a ristabilire il suo onore sul piano penale. Il TF nel gennaio 2015 ha respinto la richiesta del "jet-setter" zurighese che chiedeva la revisione della sua condanna a 32 mesi di carcere, di cui 12 da scontare in regime di semilibertà, inflittagli in appello nel novembre 2012 a Zurigo per atti sessuali con una minore di 16 anni e ripetuta coazione sessuale.

Carl Hirschmann era stato denunciato da tre giovani donne. I fatti si erano in parte svolti all'interno del club "Saint Germain", il ritrovo della gioventù dorata zurighese sulla Bahnhofstrasse di Zurigo che Hirschmann ha chiuso nella primavera del 2011.

Dopo due arresti, che fra il novembre 2009 e il marzo 2010 lo avevano visto passare anche alcuni giorni in detenzione preventiva, e dopo la chiusura del suo club, Hirschmann aveva cercato di rifarsi una nuova vita e si era trasferito a Londra.

(sentenza 5A_256/2016 del 9 giugno 2017)

SDA-ATS