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LOSANNA - La posta deve mettere a disposizione un conto corrente anche a quei clienti le cui attività non sono al di sopra di ogni sospetto: lo ha stabilito il Tribunale federale (TF), che ha dichiarato contrario alla legge il diritto di disdetta possibile in ogni momento che il gigante giallo si è riservato nelle condizioni generali (CG).
Il caso concerne un gruppo di aziende attive negli elenchi telefonici: il loro modo di procedere è stato più volte criticato pubblicamente. Da più parti sono accusate di abbindolare i loro clienti, portandoli a firmare contratti di dubbia utilità. Nei loro confronti anche sono pendenti diverse cause civili.
Un procedimento penale per violazione della legge sulla concorrenza sleale è sfociato per contro in un'archiviazione. Ciò nonostante nell'agosto 2007 la Posta, rifacendosi all'articolo 17 delle sue CG, aveva comunicato al gruppo che intendeva rompere le relazioni d'affari e chiudere i conti attraverso i quali era fino ad allora avvenuto il traffico pagamenti.
Il tribunale del commercio del canton Berna ha però stabilito che questo passo non poteva essere compiuto: la Posta doveva mantenere i conti attivi. E sulla stessa linea, chiamato in causa da un ricorso, si è posto ora anche il TF.
Nella sentenza pubblicata oggi i giudici di Losanna ricordano che la Posta è obbligata per legge a tenere conti per il traffico pagamenti: esiste di fatto un obbligo di contrarre e l'articolo 17 delle CG non è perciò conforme alla legge. Il TF non dice se una disdetta sarebbe possibile in caso di comportamento fraudolento da parte del cliente: quello che è certo, secondo la corte, è che fino a quando non è stata ravvisato un reato sicuramente il contratto deve essere mantenuto.
La Posta aveva argomentato che rischiava un grave danno d'immagine. Ma, hanno controbattuto i giudici, il fatto che il titolare di un conto sia al centro delle critiche, anche se giustificate, non è motivo sufficiente per la disdetta: è infatti chiaro a tutti che sulla base della legge sulle poste l'azienda non può scegliersi i clienti. Il fatto poi che un cliente sia condannato in sede civile non ha alcuna importanza.
(sentenza 4A_417/2009 del 26.3.2010)

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SDA-ATS