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Chi non può lavorare perché soffre di stanchezza legata al cancro e alle sue cure ha in linea di massima diritto ad una rendita d'invalidità (AI). In una sentenza di principio, il Tribunale federale (TF) ha sconfessata una cassa AI che si rifiutava di accordare questa prestazione.

Il caso riguarda un uomo di 59 anni. Nel 2008 era stato operato di un tumore ai polmoni. In seguito si era sottoposto ad una chemioterapia. Al termine del trattamento non aveva potuto riprendere la sua attività professionale di esperto contabile perché affetto da stanchezza cronica.

La cassa d'invalidità del cantone di Argovia si era rifiutata di accordargli una rendita, ritenendo che la stanchezza legata alla malattia, anche se attestata da un esperto, non basta per avere diritto all'AI. La cassa aveva fatto paragoni con altre malattie come dolori non comprovati, rilevando che in mancanza di un disturbo organico può essere accordata una rendita solo in via eccezionale.

Il Tribunale federale, come aveva fatto prima il tribunale cantonale delle assicurazioni riconoscendo una rendita all'uomo, non ha voluto seguire questo ragionamento. Rileva in particolare che la stanchezza collegata ai tumori e alle terapie è dovuta almeno indirettamente a un problema di tipo organico. I due casi quindi sono distinti e non vanno applicati i criteri restrittivi presi in considerazione per i dolori non comprovati. Vi è quindi un diritto alla rendita AI.)

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SDA-ATS