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BANGKOK - L'ultimatum dato ai manifestanti per disperdersi è scaduto e agli stranieri è stato consigliato di non uscire di casa, ma l'esercito thailandese non è passato all'azione contro l'accampamento delle "camicie rosse" a Bangkok, dove rimangono sempre meno manifestanti. Mentre gli scontri tra militari e dimostranti esterni all'accampamento sono proseguiti anche oggi, seppur con minore intensità, in serata dai sostenitori dell'ex premier Thaksin Shinawatra è arrivato l'invito a cessare il fuoco.
Con il bilancio delle vittime salito a 37 morti e 300 feriti in quattro giorni (67 e quasi 1.700 dall'inizio della protesta), le zone di Bon Kai e Din Daeng hanno costituito anche oggi i principali focolai di violenza, con sporadici lanci di petardi da parte dei "rossi" e colpi di arma da fuoco sparati dai cecchini.
Le autorità stimano che 5 mila persone siano ancora asserragliate all'interno della cittadella rossa, ma quella cifra va più verosimilmente dimezzata. Le barricate che delimitano il bivacco nel centro della capitale appaiono deserte; la più estesa, quella opposta al quartiere finanziario di Silom, nel pomeriggio era avvolta in un silenzio irreale, mentre nei giorni scorsi costituiva la base per molti attacchi esplosivi delle camicie rosse. E' qui che era stato colpito da un cecchino il generale Khattiya "Seh Daeng" Sawasdipol, il leader radicale spirato oggi in ospedale dopo quattro giorni in coma.
I manifestanti rimasti, in sostanza, si concentrano attorno al palco eretto presso la Ratchaprasong Intersection e in un vicino tempio, dove si sono rifugiati in particolare donne e bambini. E' evidente però che il numero è in calo, anche perché le varie tende fino a ieri popolate appaiono ora abbandonate, in un mare di spazzatura non raccolta. Tuttavia, parte dei dimostranti potrebbe essere defluita dietro alle barricate di Bon Kai e Din Daeng, dove sono stati eretti nuovi palchi di fortuna dove diverse persone si alternano nel denunciare il primo ministro Abhisit Vejjajiva.

SDA-ATS