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Sette leader delle "camicie rosse" antigovernative thailandesi - i fedeli dell'ex premier Thaksin Shinawatra - sono stati liberati su cauzione oggi dopo nove mesi di reclusione con l'accusa di terrorismo, in relazione alle proteste conclusesi lo scorso maggio dopo una repressione militare costata 91 morti e 1.800 feriti.

I giudici della Corte criminale di Bangkok hanno accolto la richiesta di rilascio su cauzione, ponendo come condizione il divieto di lasciare il Paese e quello di incitare alla violenza. Tra i leader liberati ci sono Nattawut Saikua, Weng Tojirakarn e Kokaew Pikulthong, tra gli esponenti principali del movimento finanziato da Thaksin dal suo autoesilio.

La loro liberazione viene interpretata da molti osservatori come un gesto di apertura da parte del governo di Abhisit Vejjajiva, che - dopo aver resistito a due mesi di manifestazioni di piazza "rosse" lo scorso anno - ha attinto ampiamente alla retorica della "riconciliazione nazionale", impegnandosi recentemente a indire elezioni anticipate entro il prossimo giugno.

La detenzione dei leader delle camicie rosse, insieme all'interruzione di diversi flussi di finanziamento e a un giro di vite contro i simpatizzanti nelle province, ha contribuito all'indebolimento del movimento di opposizione, privo di un leader riconosciuto in patria ma comunque tuttora radicato sul territorio, in particolare nel nord-est povero e rurale. Dall'inizio del 2011, dopo la rimozione dello stato di emergenza, a Bangkok si sono contati già quattro raduni pacifici di circa 30 mila "rossi".

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SDA-ATS