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Il colpo di stato in Thailandia ha ora l'approvazione reale, fondamentale in un Paese in cui il monarca gode di uno status semi-divino. Ma il placet dell'anziano re Bhumibol difficilmente placherà il risentimento dei sostenitori dell'ex governo, che anche oggi sono scesi in piazza a Bangkok, sebbene in numero minore, per protestare contro il golpe nonostante la minaccia della giunta militare di impiegare la forza.

Il generale Prayuth Chan-ocha, autoproclamatosi nuovo primo ministro dopo il colpo di stato di giovedì scorso, è apparso in tv in una cerimonia organizzata al quartier generale dell'esercito, dove si è inginocchiato davanti a un ritratto del re. Bhumibol, che ha 86 anni ed è sempre più debole, non era presente. Il documento del palazzo reale letto durante la cerimonia ha ribadito lo scopo di "ripristinare la pace e l'ordine, per l'unità del Paese".

Ma di unito la Thailandia, in questo momento, ha davvero poco. Anche se fonti militari hanno riferito oggi del rilascio dell'ex premier Yingluck Shinawatra dopo tre giorni di detenzione - non è chiaro dove si trovi - oltre 200 politici, accademici e attivisti considerati ostili sono tuttora nelle mani dell'esercito senza alcuna informazione sul loro trattamento. Tra di essi c'è l'intera leadership delle 'camicie rosse' fedeli all'ex premier Thaksin Shinawatra, fratello di Yingluck a sua volta deposto da un golpe nel 2006. Chi è stato rilasciato oggi su cauzione è invece Suthep Thaugsuban, il leader della protesta antigovernativa, appoggiata da poteri influenti, che per sette mesi ha agito indisturbato a Bangkok nonostante un mandato di arresto per insurrezione e l'evidente presenza di uomini armati all'interno del suo movimento.

Se la borghesia pro-monarchica della capitale è soddisfatta del golpe, perché spera che elimini il "virus thaksinista" dall'illusoria concezione di un "corpo sano" della Thailandia, il doppio standard dei militari e la rimozione di importanti burocrati dalla guida di aziende statali fanno pensare a una vera e propria purga ai danni di chiunque sia sospettato di essere vicino a Thaksin, o semplicemente difenda la scelta democratica delle classi medio-basse che da oltre dieci anni eleggono costantemente governi fedeli all'ex magnate.

Mentre le migliaia di radio locali nelle campagne rimangono oscurate, il malcontento e la crescente consapevolezza della situazione sono evidenti sui social media nonché nelle proteste spontanee e pacifiche andate in scena a Bangkok, ma anche nelle province. Quella della capitale oggi - per il quarto giorno consecutivo - ha attirato meno persone di ieri, data l'imponente presenza delle forze di sicurezza. Ma è evidente che la giunta tema possano crescere.

SDA-ATS