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BANGKOK - Le "camicie rosse" hanno fatto un passo indietro, così come le centinaia di poliziotti in assetto antisommossa dispiegati a Bangkok davanti alle barricate erette dai sostenitori dell'ex premier Thaksin Shinawatra.
Ma nonostante il provvisorio compromesso raggiunto sulla posizione da tenere, complice anche l'impietosa calura che avvolge Bangkok durante il giorno, la situazione nella capitale thailandese rimane tesa dopo le cinque esplosioni di ieri sera, che hanno causato almeno un morto e 86 feriti.
Il temporaneo ripiegamento è giunto dopo mezz'ora di nervosismo nella prima parte della mattina, quando gli agenti minacciavano di prendere misure contro i "rossi" se questi non avessero abbattuto le barriere poste davanti all'ingresso del parco Lumphini, di fronte al quartiere finanziario che si estende lungo la Silom Road, controllata dalle forze di sicurezza e svuotata rispetto a un normale giorno feriale.
La tensione potrebbe salire ulteriormente nel pomeriggio, quando nella parte storica della capitale è in programma una manifestazione dei "no colours", un variegato movimento di filo-monarchici esasperati dalle proteste in corso da sei settimane, che riprende la retorica delle "camicie gialle" anti-Thaksin e lo stesso disprezzo verso i thaksiniani provenienti dalle aree rurali. Ieri sera, la polizia ha allontanato un centinaio di "multicolore" che si aggiravano attorno alle barricate dei "rossi", provocandosi reciprocamente con gli antigovernativi.
Sugli attentati di ieri, intanto, c'è discordanza tra la versione del governo di Abhisit Vejjajiva e quella delle autorità sanitarie. Mentre il vicepremier Suthep Thaugsuban ha annunciato già ieri sera tre morti, l'Erawan Emergency Centre conta ancora oggi un morto e 86 feriti, tra cui quattro stranieri. Di fronte al rischio di nuove violenze, Stati Uniti, Regno Unito e Australia hanno sconsigliato ai loro connazionali di recarsi in Thailandia, dove il turismo contribuisce al 6 per cento del Prodotto interno lordo.

SDA-ATS