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Tibet: morto monaco percosso e torturato da polizia cinese

Questo contenuto è stato pubblicato il 06 aprile 2011 - 10:22
(Keystone-ATS)

Un monaco tibetano che era stato duramente picchiato e torturato dalla polizia cinese per il suo ruolo nella pacifica manifestazione di protesta a Labrang Tashikyil nel nord-est del Tibet nel 2008, è morto a seguito delle ferite e delle conseguenze di quelle percosse. Lo riferisce il governo tibetano in esilio, spiegando che la morte è avvenuta lo scorso 3 aprile ma se ne è avuta notizia solo oggi.

Jamyang Jinpa, 37 anni, era stato tra quei monaci del monastero di Labrang, che aveva parlato apertamente ad un gruppo di giornalisti stranieri della soppressione dei diritti umani e della libertà religiosa a Labrang Tashikhyil il 9 aprile 2008, sfidando le forze di sicurezza cinesi. Dopo la loro protesta in quel giorno, quasi tutti i monaci andarono a nascondersi per sfuggire alla repressione. Jinpa fu tra i pochi a scegliere di rimanere nel monastero.

La polizia cinese da allora ha fatto ripetutamente irruzione nella sua stanza e gli ha rotto le mani e le gambe, torturandolo di continuo per oltre dieci giorni, per poi affidarlo alla sua famiglia. Da allora, e per gli ultimi tre anni, i suoi vecchi genitori hanno fatto del loro meglio per dargli cure mediche fino allo scorso tre aprile quando il monaco è deceduto. Jinpa era molto conosciuto nel monastero in quanto lavorava come guida per gli stranieri essendo uno dei pochi a parlare anche un pò di inglese.

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