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Tibet: tensione a Labrang per visita Panchen Lama 'cinese'

Questo contenuto è stato pubblicato il 11 agosto 2011 - 14:36
(Keystone-ATS)

La Cina ha rafforzato le misure di sicurezza intorno al monastero tibetano di Labrang, nella provincia del Gansu, dove è atteso nei prossimi giorni l'arrivo del Panchen Lama, un importante "reincarnato" scelto da Pechino ma impopolare tra la popolazione tibetana. Lo afferma Kate Sunders, un' attivista della Campagna Internazionale per il Tibet.

L'arrivo del Panchen Lama "cinese" era previsto per la fine di luglio ed è stato rimandato nel timore di disordini. Non è la prima volta che la Cina cerca di rafforzare l'immagine del giovane monaco, il 21enne Gyaltsen Norbu. La maggior parte dei tibetani è fedele a Gendun Choeki Nyima, il Panchen Lama scelto dal Dalai Lama, il leader tibetano in esilio considerato un nemico dal governo cinese.

Nyima fu fatto sparire nel 1995, quando aveva sei anni, e da allora non se ne hanno notizie. "Speriamo che sia vivo, lo aspettiamo", ha scritto sul suo blog la poetessa tibetana Woeser, che vive a Pechino sotto una stretta sorveglianza della polizia cinese. In sostituzione dello scomparso Nyima, Pechino scelse il "suo" Panchen Lama, Gyaltsen Norbu, che allora aveva sei anni.

La lotta tra le autorità cinesi e i religiosi tibetani intorno all'ultima reincarnazione del Panchen Lama può essere vista come un' anticipazione di quella, sicuramente più aspra, che avrà luogo dopo la morte del Dalai Lama, che ha 76 anni. Lo stesso Dalai Lama ha annunciato che si reincarnerà fuori dal Tibet, mentre Pechino si è preparata il terreno varando una legge che le consente di dichiarare fuorilegge le reincarnazioni non approvate dal suo Ufficio per gli affari religiosi.

Negli ultimi giorni gli stranieri sono stati allontanati dagli alberghi che sorgono nei pressi di Labrang e nuovi reparti di polizia si sono aggiunti a quelli, già numerosi, addetti al controllo del monastero. La decisione di portare a Labrang Gyaltsen Norbu, secondo Kate Saunders, rappresenta un tentativo "di convincere il mondo esterno che la tradizioni tibetane vengono rispettate" e di "contenere l'influenza del Dalai Lama".

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