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Tim Cook, dati diventati armi, rischio sorveglianza

Il Ceo di Apple Tim Cook a Bruxelles

KEYSTONE/AP/VIRGINIA MAYO

(sda-ats)

Oggi l'uso dei dati personali degli utenti internet è stato "reso un'arma con efficienza militare". È l'allarme lanciato dal Ceo di Apple Tim Cook alla conferenza internazionale Ue sulla privacy a Bruxelles.

Tutto, "dalle nostre speranze alle nostre paure" è stato assemblato in "profili digitali" dove "le società digitali ci conoscono meglio di noi stessi", arrivando a mostrarci solo le cose che ci interessano sino a "punti di vista ormai limitati anche nelle notizie". "Questa è sorveglianza". ha detto Cook in Belgio, sottolineando che invece Apple "ha sempre avuto la privacy nel suo sangue".

"È giunto il momento per il resto del mondo incluso il mio Paese", gli Usa, "di seguire la guida" dell'Ue sulla privacy del regolamento generale sulla protezione dei dati, "noi alla Apple sosteniamo pienamente una legge onnicomprensiva sulla privacy negli Stati Uniti", ha detto ancora Cook. "Non possiamo sviluppare la tecnologia al suo massimo se gli utenti non hanno fiducia in essa", ha avvertito, chiedendo di garantire una raccolta minima di dati personali per default, conoscenza dei propri dati raccolti, diritto all'accesso e alla sicurezza.

La tecnologia può fare progredire la società "ma allo stesso tempo può fare danni anziché aiutare", e oggi si vede come "può in verità ingrandire le peggiori tendenze umane" o "rendere più profonde le divisioni" sino a "minare il discernimento tra quello che è vero e quello che non lo è". Il Ceo di Apple ha poi sottolineando che di per sé la tecnologia è neutra, "non vuole fare cose buone, non fa niente in realtà", ma quello che fa, il suo uso, "dipende da noi".

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