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Ci sono voluti dieci anni d'attesa per riportare sulle scene David Bowie, che fa il suo ritorno con uno degli album più attesi degli ultimi tempi. Il titolo del nuovo capitolo discografico firmato dal Duca Bianco, primo di soli inediti dopo "Reality" del 2003, è "The Next Day", carrellata di quattordici brani nuovi (diciassette nella versione deluxe), dal brano che da il titolo all'album fino ad "Heat", scritti tutti e interamente da Bowie in persona ad eccezione di tre: "Boss of me" e "I'll take you there", composti insieme a Gerry Leonard e "How does the grass grow" con Jerry Lordan.

E con questo album David Bowie fa il suo rientro con colpo di teatro, tra il rock classico e le ballate struggenti introdotte dal singolo "Wher are we now", con poco degli ingredienti sperimentali che si aspettava chi aveva preannunciato un ritorno alle sonorità berlinesi, ma anche con tanto della maturità musicale aggiunta in questi dieci anni di silenzio e di inconvenienti al cuore da rocker malato che oggi pare tornato a sostenerlo anche alle prese con la musica. Tra i brani in scaletta, non a caso Bowie ha scelto come altro singolo apripista "The stars", forse il brano bowiano per eccellenza della scaletta del cd, con il suo incontro tra nuovo e antico che è diventato anche il tema portante del relativo videoclip.

In occasione della pubblicazione dell'album, ieri sera alla Mondadori di piazza Duomo a Milano è stata organizzata un'anteprima aperta al pubblico con ascolto dell'album in versione integrale e interventi musicali dal vivo di Morgan. "Erano anni che aspettavo un suo nuovo album - racconta il cantautore - mentre in giro ci sono troppi artisti morti in vita che continuano a far uscire dischi. Bowie ha fatto un disco da vivo e per spiegare il mondo della canzone ad un alieno potrei citare una canzone di Bowie, De André o Tenco".

L'ultimo lavoro in ordine di tempo di una carriera che ha portato Bowie a vendere qualcosa come centotrenta milioni di album in tutto il mondo, è stato registrato in uno studio di New York e al suo interno hanno messo lo zampino in veste di collaboratori numerosi musicisti di alto livello, alcuni dei quali già al lavoro con Bowie in passato. Tra i tanti nomi dei collaboratori d'eccezione c'è anche quello di Tony Levin, virtuoso del basso elettrico già sentito al fianco di Peter Gabriel, Paul Simon ed una lista lunghissima di protagonisti della musica internazionale degli ultimi quattro decenni.

"L'uscita di Bowie dal silenzio dopo tanto tempo - commenta Morgan a proposito del ritorno della voce inglese - non mi stupisce perché ci ha abituato alle operazioni innovative e inaspettate, come quando si è quotato in borsa ottenendo anche un buon riscontro economico. In Inghilterra ha un altro tipo di seguito mentre da noi sembra più un artista alternativo. Ancora oggi in Italia è un fenomeno musicalmente elitario. Con strategie di mercato nuove riesce ad avvicinare anche chi non sa chi sia Bowie. Io amo il Bowie strano, atonale e deviato".

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SDA-ATS