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Il Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona (foto d'archivio).

KEYSTONE/TI-PRESS/TATIANA SCOLARI

(sda-ats)

Ha dovuto comparire oggi davanti al Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona un giornalista romando che aveva votato due volte nel marzo 2015, per denunciare - ha sostenuto - le pecche del sistema di voto elettronico nel canton Ginevra.

L'interessato e la Procura federale hanno rinunciato a un annuncio pubblico della sentenza, che sarà loro comunicata per posta nei prossimi 60 giorni.

Al processo si è giunti perché il giornalista ha contestato la condanna a 10 aliquote giornaliere da 180 franchi sospese con la condizionale e a 360 franchi di multa inflittagli lo scorso novembre dal Ministero pubblico della Confederazione per frode elettorale con un decreto d'accusa. Il suo avvocato ne ha chiesto l'assoluzione.

Il giornalista Joël Boissard, cronista della radiotelevisione romanda RTS, aveva lasciato all'inizio del 2015 il suo domicilio in Francia per insediarsi a Ginevra e aveva ricevuto due volte il materiale di voto concernente i soggetti cantonali e federali dell'8 marzo 2015: la prima come svizzero all'estero, la seconda come cittadino residente nel cantone.

Il 3 marzo aveva votato due volte elettronicamente dagli uffici della RTS nel giro di pochi minuti. Il reporter, che aveva già trattato professionalmente il tema dell'e-voting, era a suo dire convinto che il sistema informatico avrebbe rifiutato la doppia registrazione, cosa che con suo stupore non è invece avvenuta.

Boissard aveva poi contattato la cancelleria cantonale, per telefono e per iscritto, annunciando che avrebbe trattato il tema in un servizio per la RTS. Tre settimane dopo la diffusione, il 9 marzo, del suo contributo giornalistico era però venuto a sapere che la cancelleria lo aveva denunciato per frode elettorale.

Il dossier è arrivato nelle mani dell'MPC, essendosi trattato di una votazione federale. Il giornalista ha fatto valere che se non avesse votato due volte non avrebbe scoperto la falla nel sistema. Il procuratore federale Marco Renna lo ha però condannato, giudicando delittuoso il suo comportamento.

Il TPF deve ora stabilire se prevalga il pubblico interesse o se si sia trattato di una semplice violazione della legge. Davanti al giudice unico l'imputato ha ribadito le sue ragioni esclusivamente "giornalistiche" e ha detto di aver dato in tal modo un contributo al rafforzamento della democrazia. Il suo servizio è stato ritrasmesso in aula.

La difesa ha fatto valere che il giornalista aveva subito avvertito la cancelleria ginevrina e ha chiesto il proscioglimento. Il rappresentante dell'MPC ha invece ribadito l'illiceità del suo comportamento e ha corretto leggermente al rialzo la richiesta di pena.

In una intervista pubblicata dalla "Tribune de Genève" online dopo il processo, Boissard rileva che "la Cancelleria di Ginevra ha modificato le sue procedure dopo il mio reportage, dimostrando così un interesse pubblico". Una sua condanna - sostiene - "avrebbe un effetto dissuasivo su eventuali inchieste, ragione per la quale la Corte europea dei diritti dell'uomo è molto prudente in questo genere di affari".

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SDA-ATS