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Il Tribunale penale federale (TPF) si è opposto al trasferimento di circa un miliardo di euro congelati in Svizzera, annullando così il via libero dato dal Ministero pubblico zurighese.

I fondi sono stati bloccati il relazione al maxiprocesso per il disastro ambientale provocato dall'acciaieria Ilva di Taranto (Puglia), che riapre tra qualche giorno.

Secondo il TPF, la decisione delle autorità zurighesi di dar seguito a una richiesta dei magistrati milanesi è inficiato di "vizi particolarmente gravi".

"L'origine delittuosa dei valori patrimoniali è probabile ma non manifesta cosicché una restituzione anticipata all'Italia è esclusa", afferma il TPF il cui verdetto può essere oggetto di un ultimo ricorso al Tribunale federale.

A sostegno del suo veto, il TPF si riferisce alle disposizioni legali italiane che avrebbero per effetto di trasformare i valori confiscati in Svizzera in prestiti obbligazionari della società Ilva. "Beni patrimoniali sarebbero così sostituiti da titoli che non sarebbero equivalenti ma probabilmente spogliati di tutto il loro valore o con un valore ampiamente inferiore", afferma il TPF.

Per i giudici di Bellinzona procedere equivarrebbe a una espropriazione senza giudizio penale. In un comunicato diffuso oggi, i giudici rimproverano al Ministero pubblico zurighese di aver "aggirato" le regole dell'assistenza giudiziaria.

I magistrati rilevano che la procura cantonale ha agito con il benestare dell'Ufficio federale della giustizia che esercita la sorveglianza sull'applicazione della legge che regola l'assistenza internazionale in materia penale.

Il maxiprocesso Ilva è iniziato il 20 ottobre ed è stato subito interrotto e rinviato al primo dicembre. Concerne decine di industriali, funzionari e responsabili politici italiani perseguiti per inquinamento ambientale provocato dalla grande acciaieria Ilva, che ha sede nel sud Italia.

Il caso Ilva, che riguarda l'ambiente, il sociale, la giustizia e l'economia, è particolarmente importante a Taranto dove la procura attribuisce alle emissioni tossiche almeno 400 decessi. L'impresa, pesantemente indebitata e sull'orlo dell'asfissia finanziaria, è stata provvisoriamente nazionalizzata in gennaio.

Tra i 47 rinviati a giudizio - 44 persone fisiche e tre società - vi sono Nichi Vendola, ex presidente della Regione Puglia, il deputato il deputato Nicola Fratoianni (Sinistra ecologia libertà, Sel), l'ex presidente della Provincia di Taranto Giovanni Florido e due fratelli della famiglia Riva (Nicola e Fabio) proprietaria dell'impresa.

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SDA-ATS