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TPF: propaganda jihadista, aperto processo contro 36enne

La sede del Tribunale penale federale di Bellinzona KEYSTONE/Ti-Press/Samuel Golay sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 23 giugno 2020 - 09:56
(Keystone-ATS)

Inizia oggi al Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona il processo contro un uomo di 36 anni accusato di propaganda jihadista. Sul telefonino dell'imputato sono state scoperte immagini di violenza estrema.

Stando al decreto d'accusa, l'uomo ha inviato a un conoscente tramite WhatsApp materiale di propaganda dello Stato Islamico (Isis) con lo scopo di reclutarlo. Il Ministero pubblico della Confederazione (MPOC) ha in particolare sequestrato un'immagine che mostra un uomo con in mano un coltello insanguinato. L'indice dell'altra mano è puntato verso il cielo, un gesto spesso usato dai salafiti e che simboleggia l'unicità di Dio. Ai suoi piedi ci sono cinque teste umane mozzate.

Il 36enne, domiciliato nel Canton Basilea Campagna, è accusato di violazione dell'articolo 2 della Legge federale che vieta i gruppi "Al-Qaïda" e "Stato islamico" nonché le organizzazioni associate.

Un anno fa, l'MPC aveva condannato l'uomo tramite decreto d'accusa a pena una detentiva di 180 giorni. L'interessato aveva però fatto ricorso e si è quindi giunti al processo in corso davanti al TPF. La sentenza è attesa per venerdì.

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