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BRUXELLES - I soldati serbo-bosniaci bruciavano le case dei prigionieri prima di ucciderli tagliando loro la gola: è un elenco di orrori il racconto fatto oggi al Tribunale penale dell'ex jugoslavia (Tpi) dal primo testimone dell'accusa nel processo contro Radovan Karadzic, l'ex leader dei serbi di Bosnia accusato di genocidio e crimini contro l'umanità.
Ahmet Zulic, che aveva già testimoniato all'Aia contro Slobodan Milosevic, ha raccontato ai giudici del Tpi di aver visto l'esercito serbo-bosniaco attaccare i villaggi nel Nord della Bosnia, bruciando le case e uccidendo gli abitanti. E il padre di Zulic, ha spiegato il procuratore Ann Sutherland, è stato bruciato vivo. Più di 300 persone sono morte nelle giornate che ha raccontato il primo testimone, arrestato dall'esercito guidato da Karadzic il 18 giugno del 1992 nella sua casa.
Secondo l'accusa, Karadzic ha condotto una campagna a fini di genocidio per "far scomparire i bosniaci musulmani dalla faccia della Terra" e far sopravvivere un'unica etnia, cioé i bosniaci-serbi. Un piano che è costato la vita a più di 100.000 persone e a cui Karadzic si è sempre dichiarato estraneo.

SDA-ATS