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Quello che potrebbe essere il più antico frammento del Corano esistente al mondo è stato trovato dai ricercatori dell'università di Birmingham all'interno dei suoi stessi archivi.

Analisi al carbonio 14 hanno infatti rivelato che il manoscritto è vecchio di almeno 1370 anni. Lo riporta la Bbc.

Potrebbe essere stato scritto quando il Profeta Maometto era ancora vivo l'antichissimo frammento del Corano scoperto quasi per caso - da una ricercatrice italiana - in una collezione di testi e documenti dell'antico Medio Oriente custoditi dall'Università di Birmingham, in Gran Bretagna. Secondo quanto riporta la Bbc, il frammento del libro sacro dei musulmani è rimasto per oltre un secolo nella biblioteca dell'ateneo britannico senza che nessuno ne scoprisse l'importanza.

C'è voluto l'occhio di una studiosa di origine milanese, Alba Fedeli, laureata alla Cattolica e già allieva di Sergio Noja prima del dottorato a Birmingham, per portarlo alla luce. Il sospetto di trovarsi di fronte a qualcosa di unico, l'ha indotta a chiedere un esame approfondito. Ma "nemmeno nei nostri sogni più sfrenati pensavamo potesse essere tanto antico", commenta oggi Susan Worrall, direttrice delle collezioni speciali nell'archivio dell'ateneo inglese. Il responso del radiocarbonio, frutto di un'analisi condotta a Oxford, è stato invece inequivocabile: qual frammento può essere datato fra il 568 e il 645 dopo Cristo. Fosse stato scritto prima del 625, sarebbe in assoluto il più antico al mondo. E ci sono ottime probabilità sia coevo di Maometto, la cui morte viene fatta risalire al 632 e che, secondo la tradizione, ricevette le rivelazioni alla base del Corano a partire dal 610.

L'esperto della British Library Muhammad Isa Waley l'ha definita una "scoperta emozionante". I musulmani - ha esclamato - ne saranno "felici". In particolare i musulmani di Birmingham, autentica roccaforte della sempre più numerosa comunità islamica del Regno Unito e città scelta non a caso un paio di giorni fa dal premier David Cameron per lanciare la sua strategia di contenimento della diffusione del germe jihadista fra i giovani fedeli britannici di Allah, ma anche per garantire spazio e integrazione alla maggioranza dei musulmani del regno.

Il frammento fa parte della 'Collezione Minganà: oltre 3mila documenti raccolti negli anni '20 da Alphonse Mingana, un sacerdote cristiano caldeo trapiantato in Inghilterra dalla natia Mosul (nell'attuale Iraq) per conto del magnate del cioccolato Edward Cadbury, appassionato del genere nel pieno di una stagione di sbornia orientalistica per diversi ricchi collezionisti britannici. Materiale passato poi all'università.

Il testo è in 'Hijazì, antica forma di scrittura dell' arabo, ed è "sorprendente leggibile", osserva ancora Waley. "Sembra riportarci indietro a pochi anni dalla stessa fondazione dell'Islam", insiste da parte sua David Thomas, professore di studi cristiani e islamici proprio a Birmingham. "La persona che lo trascrisse - azzarda Thomas - potrebbe ben avere conosciuto il Profeta Maometto. E magari averlo sentito predicare di persona".

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SDA-ATS