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Papa Francesco (foto d'archivio).

KEYSTONE/AP/ALESSANDRA TARANTINO

(sda-ats)

A meno di repentini, quanto ormai improbabili, cambiamenti in extremis, Donald Trump sarà il primo presidente degli Stati Uniti dai tempi di Franklin D. Roosevelt a fare il suo primo viaggio in Italia senza incontrare il Papa.

Nell'agenda della visita che il presidente Usa farà tra un mese e mezzo in occasione del G7 di Taormina (26-27 maggio) non figura infatti la tappa in Vaticano per l'udienza del Pontefice. Lo ha riferito oggi il Financial Times, citando fonti sia statunitensi sia vaticane.

In effetti dalla Santa Sede, fino ad oggi, anche a dispetto delle voci incontrollate che circolavano, è stato sempre confermato che nessuna richiesta di udienza è mai arrivata dallo staff della Casa Bianca. Il sospetto che l'incontro fra Trump e papa Francesco non ci sarebbe stato è diventato pressoché definitivo dopo la visita in Vaticano di venerdì scorso da parte del sottosegretario di Stato Usa Thomas Shannon, il numero 4 del Dipartimento di Stato, che Oltretevere ha incontrato il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin. E anche in questa visita, a quanto è stato verificato dall'ANSA, nessuna richiesta è stata avanzata per un incontro di papa Bergoglio col presidente Trump. "Per quanto ci riguarda, non è arrivata nessuna richiesta per un'udienza", ha ribadito ancora oggi il direttore della Sala stampa vaticana, Greg Burke.

Sia dalla Casa Bianca che dalla Santa Sede, secondo Ft, si nega comunque che ciò debba essere visto come un modo di snobbare o come un affronto di Trump al Papa, e che la scelta di "saltare" la visita in Vaticano sia da interpretare con l'intento di evitare un confronto imbarazzante tra due leader in plateale disaccordo su grandi sfide globali come, ad esempio, il mutamento climatico o le migrazioni. "L'incontro avverrà, solo che probabilmente non sarà questa volta", dice un funzionario vaticano citato dal quotidiano finanziario britannico.

Certo è, però, che non venire a Roma per l'incontro col Papa sarebbe una vera rottura della tradizione e anche un 'vulnus' nei rapporti bilaterali tra gli Stati Uniti e la Santa Sede che esistono da oltre due secoli, anche se ufficializzati durante l'amministrazione Reagan nel 1984. Vengono accampate difficoltà logistiche e tempi stretti, come il fatto che il G7 si svolge a Taormina, lontano dalla Capitale, per di più a cavallo tra il vertice della Nato a Bruxelles e il Memorial Day negli Usa.

Non si può negare, inoltre, che il vulcanico presidente americano e l'attuale Pontefice siano su posizioni molto distanti su vari temi, esplicitate da quel "chi pensa solo a costruire muri non è cristiano" che il Papa esclamò l'anno scorso durante il volo di ritorno dal Messico, proprio dopo aver celebrato una messa a Ciudad Juarez al confine con gli Usa.

Dopo l'elezione di Trump, il Vaticano ha mantenuto una posizione prudente e attendista, ma poi, con le conferme delle decisioni in materia di migranti, clima, spese per gli armamenti, tagli agli aiuto allo sviluppo, gli attriti sono venuti allo scoperto. Di recente è stato il prefetto per lo Sviluppo umano integrale, card. Peter Turkson, pur respingendo l'idea che "il Vaticano è contro Trump", ad esprimere la speranza che il sistema democratico americano, con i suoi contrappesi ed equilibri di poteri, "possa far rivedere le promesse da lui fatte durante la campagna elettorale".

SDA-ATS

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