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Donald J. Trump e Emmanuel Macron

KEYSTONE/EPA/JULIEN DE ROSA

(sda-ats)

A volte la più rude stretta di mano può sancire l'avvio di una relazione fruttuosa.

A cinque settimane dal primo vigoroso 'braccio di ferro' al vertice Nato di Bruxelles immortalato dai media di tutto il mondo, Donald Trump e Emmanuel Macron sembrano andare più che mai a braccetto.

Sorrisi, sguardi complici, pacche sulle spalle. Finito il tempo delle diffidenza reciproca e dei commenti al veleno del presidente Usa contro quella Parigi colpita dal terrorismo che "non è più la stessa". Al fianco di Macron all'Eliseo, 'The Donald' sembra più che mai vedere la 'vie en rose'. E persino sul clima sembra quasi voler aprire uno spiraglio, mentre si rafforza l'asse franco-americano sulla Siria e contro il terrorismo.

L'uscita degli Usa dalla Cop21? "Qualcosa potrebbe accadere...", dice sibillino davanti alle decine di giornalisti riuniti nel salone delle Feste dell'Eliseo, in occasione di questo primo viaggio di Stato in Francia per le celebrazioni del 14 luglio. "Una meravigliosa festa nazionale", commenta l'inquilino della Casa Bianca che dopo aver tanto vituperato la République ora rende omaggio a "un Paese bellissimo" e al suo popolo "meraviglioso".

E ancora, rivolgendosi a Macron dopo la visita alla tomba di Napoleone sotto alla cupola degli Invalides, ringrazia per "questa visita di uno degli edifici più belli al mondo". Un radicale cambio di apprezzamento che contribuirà, almeno così sperano a Parigi, a riportare i tanti turisti americani che dagli attentati del 2015 boicottano la Ville Lumière. Quanto a Macron, è un "presidente super", la "nostra relazione è molto buona", commenta più francofilo che mai.

Nel nuovo idillio parigino l'americano sembra persino più possibilista sul clima, anche se un rientro degli Usa negli accordi di Parigi appare fantascienza. La Cop21? "E' un'occasione molto speciale, qualcosa potrebbe accadere. Vedremo ciò che succederà...". Poco prima, Macron aveva espresso "rispetto" per la decisione di Washington di abbandonare l'accordo. Da parte mia, ha però avvertito il trentanovenne europeista, "resto molto legato all'intesa di Parigi e alla volontà di andare avanti in quella cornice". Ora "bisogna lasciare gli Usa lavorare sulla loro road map e continuare a parlarne. Oggi non c'è nessun cambiamento improvviso o inaspettato ma esiste, almeno credo, una volontà condivisa di discutere di questi temi, di lavorare, per trovare il miglior accordo possibile".

Parole pronunciate prima della cena al Jules Verne, il ristorante panoramico di Alain Ducasse sulla Torre Eiffel, dove i due leader ritrovano Melania e Brigitte dopo un pomeriggio passato dalle due First Lady tra Notre Dame e una mini-crociera sulla Senna. "Una cena tra amici", la definisce Macron, tra due nazioni "alleate da sempre". Non meno cordiale Trump: "La Francia ci ha aiutato ad ottenere la nostra indipendenza, non dimentichiamolo mai".

Se sul clima la strada resta comunque tutta in salita, i presidenti 'novizi' di Parigi e Washington manifestano grande intesa su Iraq, Siria e lotta al terrorismo. Insieme hanno concordato una "road map" per il dopoguerra e minacciato ancora Assad di una reazione immediata in caso di nuovo utilizzo di armi chimiche. "Dobbiamo vincere le forze del male e della distruzione", chiosa Trump, insistendo sull'imperativo di "rafforzare il nostro partenariato di sicurezza".

Dopo la cena alla Dama di Ferro, i due si ritroveranno domani mattina per la tradizionale parata militare sugli Champs-Elysées. Un appuntamento ad alta portata simbolica, a cento anni dall'impegno delle truppe americane in sostegno della Francia nella Grande Guerra.

SDA-ATS