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La ministra reggente silurata

KEYSTONE/AP/J. DAVID AKE

(sda-ats)

Barack Obama tenta lo sgambetto a Donald Trump. Sally Yates, il ministro della Giustizia reggente e ultima superstite in carica dell'era Obama, sfida il presidente americano sul decreto sull'immigrazione, ordinando al suo Dipartimento di non difenderlo in tribunale.

Una mossa che scatena l'ira di Trump: la Casa Bianca licenzia Yates per aver ''tradito'' il Dipartimento di Giustizia e la sostituisce con Dana Boente, il procuratore del distretto orientale Virginia che sarà in carica fino a che Jeff Sessions, nominato da Trump ministro della Giustizia, non sarà confermato dal Senato.

La sfida di Yates, che ha sollevato dubbi sulla legalità del decreto, arriva a poche ore dalla prima uscita pubblica di Obama da quando ha lasciato la Casa Bianca. Un'uscita per criticare la ''discriminazione sulla base religiosa'' e per lodare la reazione americana al decreto di Trump.

''In gioco ci sono i nostri valori'' ha detto l'ex presidente. E sulla stessa linea si è schierata Yates, nominata proprio da Obama. ''Fino a che sarò alla guida di questo dipartimento'' il decreto non sarà difeso, ha detto Yates. ''Sono responsabile dell'assicurare che le posizioni assunte in tribunale siano coerenti con l'obbligo solenne dell'istituzione di cercare la giustizia. Al momento, non sono convinta che la difesa del decreto sia in linea con queste responsabilità e non sono convinta che il decreto sia legale''.

La mossa simbolica di Yates, che sarebbe dovuta restare in carica fino alla conferma di Sessions, scatena la reazione di Trump. Il presidente si limita inizialmente a un tweet con cui attacca i democratici per i ritardi nella conferma delle nomine. Poi arriva il licenziamento: Yates ''ha tradito il Dipartimento di Giustizia rifiutando di attuare un ordine messo a punto per difendere i cittadini americani'' tuona la Casa Bianca.

Da qui l'ennesima difesa del decreto. ''E' il momento di essere seri nel proteggere il paese. Chiedere controlli accurati per gli individui che arrivano da sette posti pericolosi non è estremo. E' ragionevole e necessario per tutelare il paese'' aggiunge l'amministrazione.

Secondo indiscrezioni, i rifugiati dei paesi non nella lista dei sette messi al bando potranno entrare negli Stati Uniti fino a giovedì 2 febbraio. Il decreto è stato infatti firmato dopo che erano già stati approvati e considerati in transito. Il decreto ha creato confusione negli aeroporti, dove più di 100 persone sono state trattenute fra le proteste di migliaia di manifestanti.

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SDA-ATS