Le forze di sicurezza dell'ex presidente tunisino Ben Ali, per tentare di reprimere la "rivolta dei gelsomini", fecero ricorso ad un uso ingiustificato e spropositato della violenza. Lo afferma Amnesty International nel rapporto "Tunisia in rivolta", presentato oggi a Tunisi.

È un duro atto d'accusa contro Ben Ali e il suo regime poliziesco, che tira le conclusioni della missione di Amnesty che è stata dal 14 al 23 febbraio nel paese nordafricano e che apre i vari capitoli con alcune frasi raccolte tra i rivoltosi. Come quella di Walid Malahi, ferito gravemente dai poliziotti durante una protesta, e che dice che i tunisini vogliono solo due cose: "la libertà di lavorare e la libertà di parlare. Per questo sono stato picchiato".

Il rapporto contiene una "mappa" delle violenze che, città per città, villaggio per villaggio, ripercorre il cammino della rivolta e della durissima repressione da parte delle forze di sicurezza che, si augura Amnesty International, dovranno essere chiamate a rispondere del loro comportamento.

Al governo che dovrà guidare la Tunisia verso la democrazia, Amnesty International, ha detto Malcolm Smart, direttore del programma Medio Oriente e Nordafrica, spetta il compito di costituire delle commissioni che, con inchieste "esaustive ed indipendenti", assicurino alla giustizia i responsabili delle violenze.

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