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È calma tesa oggi a Tunisi in attesa del rimpasto di governo - più volte annunciato e rinviato - che potrebbe segnare la svolta politica della 'rivolta del gelsominò. E all'indomani del mandato di cattura internazionale spiccato dall'Interpol per l'ex presidente Ben Ali, sua moglie Leila Trabelsi e membri della famiglia.

Lo aveva chiesto ieri il ministro della Giustizia tunisino, con un gesto altamente simbolico per dimostrare la determinazione del governo a tagliare con il passato. Ma "non ci basta", dicono oggi molti tunisini, "lo accusano di aver rubato, ed è vero, ma nel mandato di cattura non si parla della sofferenze, delle ingiustizie e dell'oppressione cui ha sottoposto il popolo per 23 anni".

La protesta si è intanto radunata alla Casbah, davanti alla sede del governo dove, dopo gli scontri di ieri con la polizia che ha anche usato lacrimogeni per disperdere la folla, oggi per tutta la mattina la situazione è apparsa tranquilla sebbene la zona sia presidiata dai militari, sorvolata da un elicottero e la piazza sia quasi inaccessibile per la calca lungo le stradine che vi accedono dalla Medina.

Ai molti giunti anche da più parti del Paese, si sono uniti avvocati, professori, anche rappresentanti del sindacato, l'Ugtt, una delle forze che ha avuto un ruolo determinante nella rivolta tunisina. E continua ad averlo anche in questa fase di frenetiche consultazioni che vanno avanti da giorni per stabilire la composizione definitiva del governo di transizione: in risposta alla piazza irremovibile, ma anche per non "perdere la rivoluzione" rischiando il caos, e per avviare il processo di transizione che porti ad elezioni.

A quanto si apprende è ancora in corso una riunione dell'Ugtt, che fino ad ora ha sempre chiesto la 'cacciatà dei ministri legati al vecchio regime, anche del primo ministro Mohamed Gannouchi, premier di Ben Ali. Ora si 'trattà tuttavia per raggiungere un accordo soddisfacente. Secondo le voci, si potrebbe giungere alla sostituzione di ministri in posizioni chiave (Difesa, Interno, Esteri).

Intanto a Sidi Bouzid, luogo simbolo della 'rivoluzione tunisinà scatenata dal gesto estremo di Mohamed che si è dato fuoco il 17 dicembre scorso, a migliaia sono scesi in piazza al grido di "non rubateci la rivoluzione", nell'ambito dello sciopero generale indetto dal sindacato.

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SDA-ATS