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Con una iniziativa che è giunta inattesa, il primo ministro tunisino, Mehdi Joma, ha deciso la chiusura di tutti i media e le moschee considerati vicini all'estremismo islamico, più in particolare alle correnti salafita e takfirista (una delle fazioni più estremistiche dell'Islam) cui si rifarebbero i movimenti integralisti armati responsabili, tra l'altro, della recente strage di soldati (14 militari massacrati mercoledì scorso nell'area del monte Chaambi). Un attacco attribuito alla brigata Okba Ibn Nafaa, legata ad al-Qaida nel Maghreb islamico e che prende il nome da una delle più importanti moschee di Kairouan, città roccaforte dei salafiti tunisini.

L'annuncio del primo ministro è giunto nelle ore in cui, in una grande retata, sono state arrestate alcune decine di sospetti terroristi e fiancheggiatori e Tunisia ed Algeria hanno convenuto di dispiegare complessivamente quattordicimila militari nelle cinque regioni frontaliere tra i due paesi per bloccare gli sconfinamenti di bande armate.

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SDA-ATS