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Tunisia: liberi detenuti politici, in carcere 33 del clan

Questo contenuto è stato pubblicato il 19 gennaio 2011 - 21:29
(Keystone-ATS)

Il nuovo governo di unità nazionale fatica a partire in Tunisia, dopo una giornata di mediazioni fallite per far rientrare i quattro ministri dimissionari, ma segnali forti oggi sono stati lanciati. Il presidente ad interim Foued Mebazaa si è impegnato, in un solenne discorso in tv, a compiere una "rottura totale con il passato" e ha annunciato l'arresto degli "uomini dietro le violenze dei giorni scorsi".

E tutti i prigionieri politici sono stati liberati, è stato annunciato, compresi gli attivisti dell'Ennahda, il movimento integralista islamico guidato da Rached Gannouchi. Anche se quest'ultimo, da anni a Londra dopo una condanna all'ergastolo, dovrà attendere un'amnistia varata dal Parlamento per rientrare nel Paese.

In serata la tv ha poi reso noto che 33 membri del clan di Ben Ali sono stati arrestati per "crimini contro la Tunisia" e ha mostrato oro e gioielli sequestrati. Dopo il tracollo politico e la fuga, per Ben Ali e la sua famiglia arrivano i guai giudiziari ed economici. Un'inchiesta è stata aperta per acquisizione illegale di beni, investimenti finanziari illeciti all'estero ed esportazione illegale di valuta. Un'accusa che riguarderebbe soprattutto i parenti della moglie di Ben Ali, Leila Trabelsi.

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