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La rivoluzione che ha determinato il crollo del regime di Ben Ali sarà, d'ora in avanti, con i suoi contenuti e i suoi obiettivi, la base su cui deve crescere la nuova Tunisia. La Festa dell'Indipendenza, che si celebra oggi dopo che per vent'anni è stata condizionata dall'invasiva presenza dell'ex presidente, sta costituendo l'occasione per fissare la road map del paese verso la democrazia.

Nel suo discorso al paese, il premier ad interim Foued Mebazaa ha, da un lato, reso omaggio ai martiri della Rivoluzione (hanno affrontato "il sacrificio supremo per la gloria della Tunisia e perché i tunisini vivano nella libertà e nella dignità"), ma dall'altro ha, tra le righe, ammonito il suo popolo a essere cosciente di ciò che ha conquistato e di esserne degno, come lo fu quando, esattamente 55 anni fa, conquistò l'indipendenza. "La Rivoluzione costituisce un prolungamento della lotta tunisina per l'indipendenza", ha detto, parlando davanti alle massime cariche del paese, aggiungendo che il popolo è stato più avanti rispetto agli "attori della scena politica e della sua elite".

Il premier in uno dei passaggi del discorso ha inviato un appello all'unità che oggi appare minata da rivalità e ambizioni di partiti e uomini: "i tunisini sono chiamati - ha scandito - a preservare l'unità nazionale, il consenso e il clima di fraternità e coesione". Perché, ha aggiunto, solo "la riconciliazione permetterà di superare i dissensi ed evitare impatti nefasti sulla democrazia". La riconciliazione nazionale, ha spiegato,deve essere basata su responsabilità, equità e trasparenza, "preservando in tal modo i diritti di tutti e la salvaguardia degli interessi del popolo tunisino".

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SDA-ATS