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Il 97,6% dei tunisini sono ottimisti sul futuro del paese nel post-Ben Ali. Lo rileva un sondaggio di opinione realizzato da Sigma Conseil, presentato come il primo in assoluto effettuato in Tunisia. Degli intervistati (un campione di 1'250 persone di età superiore a 18 anni e di tutte le categorie sociali), il 91% ritiene che la rivoluzione abbia migliorato l'immagine della Tunisia e il 97% è disposto ad affrontare sacrifici che il periodo di transizione comporta.

Per il 95% degli interpellati i principali attori della rivoluzione sono stati i giovani, quindi i meno abbienti (87%) ed i disoccupati (85%); è ritenuto determinante anche il ruolo dell'esercito (91%), contro il 46% del sindacato (allora unico) Ugtt.

Per ciò che riguarda la politica, il governo di transizione gode della fiducia del 68%, con un 62% che si è espresso favorevolmente sull'attuale primo ministro Mohamed Ghannouchi; per il 17,2%, invece, il governo attuale dovrebbe andarsene immediatamente. Poco lusinghiera la percentuale di fiducia nella polizia (51%), contro il 79% dell'esercito.

Nel campo della politica emerge tuttavia ancora la maggiore incertezza, che riguarda le elezioni previste fra sei mesi: sebbene il 95% degli intervistati abbia affermato che intende recarsi alle urne, il 75% ha dichiarato di non avere ancora un'idea chiara su chi votare.

Tra i politici che hanno riscosso qualche consenso vi sono Nejib Chebbi - esponente del Pdp e attuale ministro per lo Sviluppo regionale - (8%), Rachid Ammar - capo di stato maggiore dell'esercito tunisino - (4,4%) e il primo ministro Mohammed Ghannouchi (3,7%). Ora come ora il partito più conosciuto è l'Rcd, seguito da Ennahdha (partito islamico messo fuori legge da Ben Ali) e Pdp, ma il 48% ammette di non conoscerne nessuno (58% per le donne).

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SDA-ATS