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Tunisia: Stato sotto attacco salafiti, caos in atenei

Questo contenuto è stato pubblicato il 29 febbraio 2012 - 18:37
(Keystone-ATS)

Se il loro obiettivo è quello di fare vacillare la solidità dello Stato tunisino e delle istituzioni che lo rappresentano, i salafiti sono vicini al successo perché non passa giorno senza che facciano parlare di loro e di quello che vogliono fare del Paese. E, da bravi giocatori, sono loro a scegliere il terreno di scontro che oggi è, ancora una volta, l'università.

Quanto accaduto ieri a La Manouba, dove due professori sono stati malmenati, dentro l'ateneo, per essersi opposti alla presenza in aula di una ragazza con il velo integrale, è solo un grano del rosario di violenze di cui si stanno rendendo protagonisti. Il niqab nelle università - quindi non solo a La Manouba - è vietato, ma questo poco importa ai salafiti che ne fanno quotidiano pretesto per il loro nemmeno tanto celato programma di "occupare" gli atenei.

E dire che proprio a La Manouba i salafiti hanno ottenuto un successo mediatico inatteso quando hanno potuto creare una sala di preghiera dentro il Dipartimento di Lingua Araba, quasi uno schiaffo a chi ripete che il mondo degli atenei è un bastione della laicità dello Stato. Ma non c'è solo l'università nella road map dei salafiti per l'agognata islamizzazione dello Stato, verso il quale si sentono liberi di assumere ogni iniziativa, anche se va contro la legge o semplicemente il buonsenso.

Come hanno fatto a Sousse, scendendo in piazza per reclamare la liberazione del loro "emiro", arrestato per episodi di terrorismo; come a Tunisi e in altri centri, quando hanno danneggiato sedi del sindacato Ugtt, che vedono come il diavolo; come a Jendouba, dove, chissà poi perchè, hanno cercato di impedire con la forza l'inaugurazione di una agenzia telefonica, mettendo a ferro e fuoco una intera città.

Il Paese guarda con attenzione a quanto accade, soprattutto a Ennahdha, partito di maggioranza e spina dorsale del governo, che sembra avere scelto la strada della tolleranza verso questo mostrare i muscoli dei salafiti, che ormai danno l'impressione di avere preso la mano al movimento "fratello".

La tensione generalizzata sta avendo riflessi anche nella politica, dove gli uomini di Ennahdha sembrano pagare la loro desuetudine al governo di un Paese da cui, sotto Ben Ali, erano stati enucleati. Da qui dichiarazioni estemporanee, al limite dell'incredibile (come quella di un deputato che ha detto che i lavoratori che scioperano bloccando le fabbriche devono essere crocifissi o smembrati) che stanno incrinando l'immagine che Ennahdha vorrebbe dare di sè di movimento granitico sotto la guida di Rached Gannouci che certo, da quel sottile politico che è, non potrà accettare in eterno le "stranezze" dei suoi discepoli.

E un altro terreno che sembra essere disseminato di mine è quello dell'Assemblea Costituente dove si sta giocando la partita decisiva per il futuro del Paese. Il punto su cui si rischia lo scontro è su come definire la Tunisia, se cioè qualificarlo come uno Stato "islamico" o "arabo".

Differenza affatto marginale perchè se passasse la prima definizione - fortemente sostenuta da Rnnahdha -, i fautori della sharia, come ispiratrice della Costituzione, metterebbero a segno un colpo vincente e forse definitivo nella demolizione della laicità dello Stato. Perchè, se tutto fosse ricondotto alla sharia, crollerebbe la costruzione di uno Stato laico nel senso voluto da Bourghiba e perfezionato, a modo suo, da Ben Ali.

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