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Tunisia: su estradizione Mahmoudi è crisi istituzionale

Questo contenuto è stato pubblicato il 09 giugno 2012 - 15:15
(Keystone-ATS)

Quello che non sono riusciti a fare i contrasti su come gestire la delicata questione dell'ordine pubblico, dopo le intemperanze dei salafiti, sembra stia riuscendo alla richiesta di estradizione, da parte della Libia, dell'ex braccio destro di Gheddafi, Baghdadi el Mahmoudi, da mesi detenuto in un carcere tunisino.

Così, sulla richiesta di Tripoli, la Tunisia è sull'orlo di una crisi istituzionale dalle implicazioni difficilmente prevedibili perchè mette di fronte non solo le due massime cariche della repubblica (presidente e premier), ma anche esponenti dei due partiti (Cpr per Moncef Marzouki; Ennahdha per Hamadi Djebali) che in seno al governo hanno avuto le maggiori occasioni di confronto e frizione.

Mahmoudi è dal settembre dello scorso anno in stato di detenzione in Tunisia, dopo essere stato bloccato, privo di visto d'ingresso nel Paese, mentre cercava di raggiungere il confine algerino. Dalle accuse per questo episodio, l'ex premier libico è stato scagionato, ma è rimasto in carcere perchè intanto era arrivata la richiesta di estradizione.

Tra l'annuncio, la preparazione del dossier e la relativa trasmissione alle autorità di Tunisi sono passati mesi, che Mahmoudi, pur non essendoci più accuse a suo carico che ne giustificassero la detenzione, sta trascorrendo in carcere, tra proclami, scioperi della fame e minacce.

Il punto non è sulle cose di cui, secondo Tripoli, Mahmoudi deve rispondere in Patria, ma sulle garanzie che per Marzouki Tripoli deve dare di un giusto processo. Ed è qui che sono cominciati i problemi con Djebali, subito iscrittosi al partito dei favorevoli all'estradizione.

Se il premier, poggiando la sua posizione anche sulla necessità di stabilire con la nuova Libia rapporti ottimali - soprattutto in campo economico -, ha sposato le tesi di Tripoli, Marzouki, da sempre convinto assertore della difesa dei Diritti dell'Uomo, ha insistito sulle garanzie. In questo modo, anche senza prese di posizioni ufficiali, ha creato un minimo di imbarazzo nel governo nei confronti di Tripoli.

Perchè, questo il messaggio fatto arrivare a Tunisi da Tripoli, si mette in dubbio la nostra correttezza, il rispetto delLe leggi e dei Diritti dell'Uomo per i quali abbiamo fatto e vinto una rivoluzione? Argomenti politici, sui quali, per quel che se ne sa, Djebali concorda, anche a costo di entrare in rotta di collisione con il suo presidente della repubblica.

Oramai le carte sono state gettate sul tavolo, e l'ultima mano sembra essere favorevole a Djebali che, in una intervista, ha ribadito il suo sì all'estradizione, dicendo che, in calce al relativo atto, potrebbe non esserci la pur richiesta, dalla Costituzione, firma del presidente della repubblica, essendo la 'cartà del 1959 ormai decaduta.

Punti di vista, che fanno inorridire i costituzionalisti per i quali, perchè una costituzione sia decaduta, occorre che ce ne sia un'altra, ma che non spaventano Djebali, in quel che più che un confronto tra i vertici delle istituzioni sembra l'inizio di una resa dei conti politica.

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