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Turchia: accetta aiuto da Israele e apre spiraglio

Questo contenuto è stato pubblicato il 26 ottobre 2011 - 19:55
(Keystone-ATS)

Per ora è solo un piccolo spiraglio, frutto di una catastrofe naturale e dello stato di necessità. Ma nel contesto della profonda crisi diplomatica fra Israele e Turchia, il via libera di Ankara agli aiuti offerti dallo Stato Ebraico in favore della popolazione terremotata della provincia di Van rappresenta almeno un incoraggiamento ai "pontieri" impegnati a tentare di ricucire lo squarcio apertosi fra questi due ex partner strategici del Medio Oriente.

La svolta - dopo le prime telefonate e l'iniziale "no, grazie!" - è arrivata nelle ultime ore. Di fronte al panorama di devastazioni provocate dal sisma, il ministero degli Esteri e quello della Difesa turchi si sono rivolti alle controparti israeliane - oltre che a diversi altri Paesi stranieri - per accettare la mano tesa. Al momento si tratta di prefabbricati destinati alle persone rimaste senza tetto e di altre forniture di primo soccorso, che il ministro della Difesa d'Israele, Ehud Barak, ha ordinato di inoltrare subito: in parte attraverso un ponte aereo scattato oggi stesso; in parte per nave, via mare.

Ankara ha d'altro canto precisato di aver accettato con gratitudine l'aiuto materiale, ma di non aver bisogno della presenza sul terreno di militari israeliani delle squadre di soccorso specializzate nella ricerca di sopravvissuti fra le macerie. Una puntualizzazione che qualcuno interpreta già come un segnale di mantenimento delle distanze. E che tuttavia non cancella l'eco di un tono più distensivo dopo le polemiche roventi di questi mesi, alimentate dal rifiuto opposto finora da Israele alla richiesta di scuse per la morte dei nove attivisti filo-palestinesi turchi uccisi l'anno scorso nel sanguinoso arrembaggio contro la flottiglia guidata dal traghetto "Mavi Marmara" che cercava di forzare il blocco della Striscia di Gaza.

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