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Non si placa il braccio di ferro fra i giudici e il premier turco Recep Tayyip Erdogan sulla 'guerra' delle reti sociali: dopo la sentenza della corte costituzionale che ha dichiarato illegale il blocco di Twitter, oggi una corte di Ankara ha ordinato di togliere anche quello imposto a YouTube.

Erdogan, che dopo l'inaspettata e netta vittoria di domenica alle amministrative, nonostante scandali e accuse di corruzione, ora punta alla carica di capo dello Stato alle presidenziali di agosto, ha duramente attaccato i guardiani della costituzione. "Bisogna applicare la sentenza della Corte costituzionale, ma non la rispetto" ha tuonato. Ieri, dopo molte esitazioni, il blocco di Twitter è stato rimosso.

Youtube, nonostante il pronunciamento di oggi della corte di Ankara, rimane bloccato. Il governo può fare ricorso. In passato Erdogan ha più volte ignorato decisioni dei giudici. Oggi ha accusato la Corte costituzionale - dal comportamento "non giusto e neppure patriottico" - di difendere "il prodotto di una compagnia estera" a scapito dei "valori nazionali": "mentre proteggono una compagnia americana, i nostri valori nazionali e morali non sono rispettati", ha tuonato il premier islamico.

La vittoria alle amministrative di domenica con il 45% contro il 28% al principale partito di opposizione, il Chp, ha ridato le ali al 'sultano'. Che già domenica sera ha promesso che i 'traditori' della nazione "la pagheranno". Annunciando, secondo l'opposizione, una "caccia alle streghe" e una ulteriore stretta autoritaria. Dopo le pioggia di critiche arrivata nelle ultime settimane da Washington e Bruxelles le relazioni con Usa e soprattutto Ue si avviano verso il gelo, prevede la stampa non governativa.

Secondo Hurriyet la parte europea sta per rinviare la riunione del Comitato di Associazione Ue-Turchia, prevista la settimana prossima. "In questo clima, che si è fatto ancora più pesante con i bandi di Twitter e Youtube, non volevamo tenere questa riunione", ha spiegato un diplomatico europeo. "La vittoria di Erdogan, titola Zaman, spinge le fredde relazioni Turchia-Ue nel gelo profondo". La Csu tedesca si è pronunciata per uno stop alle trattative di adesione. Non pochi nell'Europarlamento sono dello stesso parere. La stampa turca rileva che nessun governo Ue, ma neppure Washington, ha mandato le congratulazioni di rito a Erdogan per la vittoria di domenica. "Ora si sente alto 500 metri e in grado di fare qualsiasi cosa", commenta l'analista del European Policy Centre Amanda Paul. "Molto potere è concentrato nelle mani di un uomo diventato sempre di più imprevedibile e autoritario: andiamo verso tempi difficili".

Per Erdogan, 'lavate' le accuse di corruzione nel successo elettorale di domenica, si apre ora la corsa verso la carica più alta del Paese. Tutti sono convinti che sarà candidato alle presidenziali del 10 agosto, a suffragio diretto. Milliyet ipotizza uno scambio di poltrone alla Medved-Putin con l'attuale presidente e compagno di partito Abdullah Gul. Erdogan diventerebbe capo dello Stato, Gul primo ministro. L'opposizione, sconfitta domenica anche perché divisa, ora però pensa a una possibile inedita alleanza, dietro a un candidato 'neutro', fra i due grandi partiti laici e 'kemalisti' di sinistra il Chp e di destra il Mhp per cercare di sbarrare la strada al 'sultano'. La storica offerta è venuta oggi dal leader Chp Kemal Kilicdaroglu. Sarebbe allora un muro contro muro fra le due Turchie di oggi, una laica ed europea, l'altra islamica e anatolica.

SDA-ATS