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Un governo in carica per appena due mesi, fino al voto anticipato del primo novembre, ma che in Turchia verrà ricordato a lungo. Per la prima volta due esponenti di un partito curdo entrano nell'esecutivo di Ankara, presentato stasera dal premier Ahmet Davutoglu.

Una scelta obbligata dalla Costituzione: dopo il fallimento dei colloqui di coalizione successivi alle elezioni del 7 giugno, l'unica strada rimasta era quella di un esecutivo del presidente in cui fossero rappresentate tutte le forze in parlamento. Anche questa una prima per la Turchia. Il via libera giunto dal capo dello Stato Recep Tayyip Erdogan fa entrare in carica il governo senza bisogno di un voto di fiducia.

Poche settimane di vita in cui da gestire ci sarà però ben più dell'ordinaria amministrazione. Con il Paese ripiombato nel conflitto con il Pkk curdo nel sud-est e l'allarme dei mercati per la lira turca in caduta libera, il cammino verso il voto si preannuncia irto di ostacoli. "La nazione deve stare tranquilla: agiremo come un governo eletto per 4 anni", ha promesso Davutoglu.

Che ai partiti di opposizione aveva offerto 11 dei 26 posti disponibili nel Consiglio dei ministri, nonostante il socialdemocratico Chp e il nazionalista Mhp avessero già bollato al proposta come "indecente". Quelli lasciati vacanti dal loro rifiuto sono stati assegnati a figure esterne al parlamento.

Subito era invece giunto l'ok del filo-curdo Hdp, "pronto a esercitare il diritto costituzionale" anche per controllare la legittimità del percorso elettorale. Ma ieri un primo intoppo era arrivato con il rifiuto di uno dei suoi tre ministri in pectore, Levent Tuzel, esponente dell'ala sinistra del partito.

Nel governo entrano invece gli altri due deputati 'invitati' dell'Hdp, Ali Haydar Konca agli Affari Europei e Muslum Dogan allo Sviluppo, anche loro comunque non di origini curde. A uscire spaccato dalle trattative-lampo per l'assegnazione dei ministeri sono i nazionalisti. Nonostante le porte sbarrate dal leader Devlet Bahceli, il figlio del fondatore del partito, Tugrul Turkes, diventerà vicepremier.

Una scelta destinata a lasciare non pochi strascichi, con la direzione del Mhp che gli chiede invano le dimissioni e immagina il padre Alparslan, figura simbolo della destra turca, "rivoltarsi nella tomba". Ma proprio Turkes potrebbe diventare una delle chiavi dell'Akp di Davutoglu per cercare di aprire il forziere di voti nazionalisti nelle urne del primo novembre.

Nel nuovo esecutivo elettorale al ministero degli Interni, decisivo in vista dell'organizzazione del voto, va il capo della polizia di Istanbul Selami Altinok. Sotto la lente d'ingrandimento ci saranno tutte le scelte di questo governo a tempo che Davutoglu guiderà da premier uscente e candidato.

Dopo aver deciso di restarne fuori, il Chp denuncia che negli ultimi due mesi e mezzo trascorsi dopo il voto, quando doveva solo occuparsi degli affari correnti, l'Akp ha fatto oltre 800 nomine in burocrazia, magistratura ed esercito: più del triplo dei sei mesi precedenti.

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SDA-ATS