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La famiglia del giovane manifestante Ethem Sarisuluk, ucciso ad Ankara da un colpo alla testa sparato da un agente durante le proteste del primo giugno, ha denunciato di avere subito minacce da parte della polizia per avere chiesto che la giustizia punisca il colpevole, riferisce Hurriyet online.

Secondo la stampa turca il comando della polizia di Ankara ha tardato settimane a comunicare alla procura il nome dell'agente responsabile dell'uccisione di Sarisuluk, un operaio alawita di 26 anni. Un giudice di Ankara ha poi deciso di lasciarlo a piede libero considerando che avrebbe agito per autodifesa. Le immagini dell'episodio diffuse da Halk Tv mostrano che l'agente ha prima preso a calci un manifestante poi ha estratto la pistola e esploso almeno tre colpi, mentre Sarisduluk crollava a terra.

La decisione del magistrato ha suscitato indignate proteste di manifestanti anti-governativi e stampa di opposizione, che hanno denunciato l'impunità così garantita ai poliziotti responsabili della feroce repressione delle manifestazioni delle ultime settimane. La famiglia di Sarisuluk si è costituita parte civile.

Secondo la stampa la polizia ha fra l'altro arrestato un manifestante testimone dell'incidente. Il fratello e la nuora del giovane ucciso Mustafa e Cigdem Sarisuluk hanno riferito, scrive Hurriyet, che la polizia ha perquisito per intimidazione le case di diversi membri della famiglia. Gli agenti hanno fra l'altro detto a una zia di Mustafa Sarisuluk di avvertirlo che "lo arresteremo non appena lo troviamo, perché parla troppo".

La brutalità della polizia turca contro i giovani manifestanti antigovernativi ha provocato una pioggia di condanne in tutto il mondo.

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SDA-ATS